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Novità sulla Leishmaniosi nel cane

La Leishmaniosi è una malattia parassitaria causata dal protozoo Leishmania infantum, trasmesso dalla puntura di piccoli insetti ematofagi chiamati flebotomi o pappataci. Il cane rappresenta il principale serbatoio del parassita e può sviluppare una malattia sistemica che coinvolge diversi organi come pelle, linfonodi, fegato, milza e reni.

Negli ultimi anni la leishmaniosi è diventata una malattia in evoluzione, con cambiamenti importanti sia nella diffusione geografica sia nelle strategie di prevenzione e gestione clinica.

Questo articolo riassume le principali novità emerse negli ultimi anni, con particolare attenzione alla situazione nel Nord Italia e nel Veneto.

La leishmaniosi oggi: una malattia in espansione

Tradizionalmente la leishmaniosi era considerata una malattia tipica delle regioni mediterranee e del Sud Italia, dove il clima caldo favorisce la presenza dei flebotomi.

Negli ultimi decenni però lo scenario è cambiato. Oggi la malattia è in espansione anche verso le regioni settentrionali, dove un tempo era rara o assente.

In Italia sono stati segnalati casi in oltre 2.600 comuni, circa un terzo del territorio nazionale.

Le principali cause di questa diffusione sono:

  • cambiamenti climatici, che favoriscono la sopravvivenza dei flebotomi anche in aree più fredde

  • spostamenti e adozioni di cani provenienti da zone endemiche

  • urbanizzazione e modificazioni ambientali

Secondo studi epidemiologici, nuovi focolai di infezione sono stati individuati anche in regioni settentrionali precedentemente considerate non endemiche, dimostrando la presenza stabile dei vettori della malattia.

La diffusione nel Nord Italia e in Veneto

Uno degli aspetti più rilevanti degli ultimi anni riguarda la comparsa di casi autoctoni nel Nord Italia.

Indagini epidemiologiche hanno infatti evidenziato:

  • presenza di flebotomi vettori anche nell’Italia nord-orientale

  • comparsa di focolai sporadici di leishmaniosi canina in alcune province settentrionali.

Nel Veneto, in particolare, la situazione è oggetto di crescente attenzione da parte delle autorità sanitarie e degli istituti veterinari.

La regione ha avviato programmi di sorveglianza epidemiologica e monitoraggio dei vettori, proprio per valutare l’evoluzione della malattia nel territorio.

Le aree considerate più favorevoli alla diffusione sono:

  • zone collinari e pedemontane (colli Berici e Colli Euganei)

  • aree rurali con vegetazione e presenza di animali

  • zone con clima mite e umidità elevata

In generale, ambienti collinari e pedemontani del Nord-Est presentano condizioni ecologiche sempre più adatte allo sviluppo dei flebotomi.

Per questo motivo oggi la leishmaniosi non può più essere considerata una malattia esclusivamente del Sud Italia.

Novità nelle terapie della leishmaniosi

Dal punto di vista terapeutico non esiste ancora una cura definitiva che elimini completamente il parassita dall’organismo. Tuttavia negli ultimi anni sono stati fatti importanti progressi nella gestione clinica della malattia.

Terapie farmacologiche più utilizzate

I protocolli terapeutici attualmente più diffusi prevedono la combinazione di:

  • antimoniato di meglumina

  • allopurinolo

Questa associazione rimane uno dei trattamenti di riferimento per controllare la malattia.

Un’altra opzione terapeutica sempre più utilizzata è la miltefosina, un farmaco somministrato per via orale che ha mostrato efficacia simile agli antimoniati in diversi studi.

Nuovi approcci terapeutici

Negli ultimi anni la ricerca si è concentrata anche su:

  • protocolli terapeutici più personalizzati

  • monitoraggio più accurato della carica parassitaria

  • utilizzo di terapie di supporto per ridurre le complicazioni renali

L’obiettivo non è solo controllare il parassita, ma anche migliorare la qualità e la durata della vita del cane affetto.

Le novità nella prevenzione

La prevenzione resta l’arma più efficace contro la leishmaniosi.

Oggi la strategia preventiva si basa su tre livelli di protezione.

1. Protezione contro il flebotomo

È il pilastro principale della prevenzione.

Si basa sull’uso di prodotti repellenti come:

  • collari antiparassitari

  • spot-on

  • spray repellenti

Questi prodotti riducono il rischio di puntura da parte dei flebotomi e quindi la trasmissione del parassita.

2. Misure comportamentali

Poiché i pappataci sono attivi soprattutto dal tramonto all’alba, è consigliabile:

  • evitare passeggiate serali nelle zone a rischio

  • far dormire il cane in casa durante la notte

  • ridurre l’esposizione in ambienti rurali o ricchi di vegetazione

Queste misure riducono significativamente la probabilità di puntura.

3. Vaccinazione

Negli ultimi anni è diventata disponibile anche la vaccinazione contro la leishmaniosi.

Il vaccino non impedisce completamente l’infezione, ma aiuta il sistema immunitario del cane a controllare il parassita e riduce il rischio di sviluppare la malattia clinica.

Perché oggi la prevenzione è ancora più importante

Negli ultimi anni gli studi epidemiologici mostrano che la leishmaniosi è sempre più diffusa in Italia e in Europa, con un aumento sia della presenza del parassita sia dei flebotomi vettori.

Questo significa che anche nelle regioni del Nord, compreso il Veneto, la prevenzione deve essere considerata una pratica veterinaria di routine, soprattutto nei mesi caldi.

Conclusione

La leishmaniosi è una malattia conosciuta da tempo, ma negli ultimi anni lo scenario epidemiologico sta cambiando.

La diffusione verso il Nord Italia, la presenza dei vettori anche in nuove aree e l’aumento dei casi rendono questa patologia una sfida sempre più attuale per la medicina veterinaria.

Le novità riguardano soprattutto:

  • maggiore sorveglianza epidemiologica

  • nuovi protocolli terapeutici più efficaci

  • strategie di prevenzione integrate, che combinano repellenti, vaccinazione e controlli veterinari.

Per questo motivo oggi è fondamentale che i proprietari di cani siano informati e adottino misure preventive adeguate, anche in regioni che fino a pochi anni fa erano considerate a basso rischio.

FAQ – Novità sulla leishmaniosi nel cane

La leishmaniosi è ancora una malattia tipica solo del Sud Italia?

No. Negli ultimi anni la Leishmaniosi si è diffusa anche nelle regioni del Nord Italia, dove un tempo era considerata rara. Questo cambiamento è legato soprattutto ai cambiamenti climatici, che favoriscono la presenza dei flebotomi (pappataci) anche in aree più settentrionali.

Oggi casi di leishmaniosi canina vengono segnalati anche in regioni come Veneto, Lombardia, Piemonte e Friuli-Venezia Giulia.

In Veneto esiste davvero il rischio di leishmaniosi?

Sì. Negli ultimi anni sono stati segnalati casi autoctoni, cioè infezioni contratte direttamente sul territorio.

Le aree considerate più favorevoli alla presenza dei flebotomi sono:

  • zone collinari e pedemontane

  • aree rurali o con vegetazione

  • zone con clima mite e umidità elevata

Per questo motivo oggi la prevenzione è consigliata anche per i cani che vivono stabilmente in Veneto, non solo per quelli che viaggiano nel centro o sud Italia.

Sono cambiate le terapie per la leishmaniosi?

Negli ultimi anni sono migliorati soprattutto i protocolli terapeutici e il monitoraggio della malattia.

Oggi il veterinario può scegliere tra diverse opzioni terapeutiche, tra cui:

  • antimoniato di meglumina

  • allopurinolo

  • miltefosina

Questi trattamenti non eliminano completamente il parassita, ma permettono di controllare la malattia e migliorare la qualità di vita del cane.

Un cane con leishmaniosi può vivere a lungo?

Sì. Con diagnosi precoce, terapia adeguata e controlli regolari, molti cani affetti da leishmaniosi possono vivere per anni con una buona qualità di vita.

Il monitoraggio è importante soprattutto per controllare eventuali complicazioni renali, che rappresentano una delle principali conseguenze della malattia.

Il vaccino contro la leishmaniosi è una novità?

La vaccinazione è relativamente recente rispetto ad altre strategie di prevenzione.

Il vaccino non impedisce completamente l’infezione, ma aiuta il sistema immunitario del cane a controllare il parassita e riduce il rischio di sviluppare la malattia clinica.

Per una protezione efficace il vaccino dovrebbe essere sempre associato a prodotti repellenti contro i flebotomi.

Quando bisogna iniziare la prevenzione?

La prevenzione dovrebbe iniziare prima dell’inizio della stagione dei pappataci, generalmente in primavera.

I flebotomi sono attivi soprattutto:

  • da aprile a ottobre

  • nelle ore serali e notturne

Per questo è importante mantenere la protezione antiparassitaria per tutta la stagione a rischio.

È utile fare controlli periodici anche se il cane sembra sano?

Sì. Alcuni cani infetti possono restare asintomatici per molto tempo.

Per questo nelle zone a rischio è consigliabile eseguire test di screening annuali, soprattutto se il cane:

  • vive in aree dove la malattia è presente

  • viaggia frequentemente

  • non è sempre stato protetto con antiparassitari repellenti.

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