
Con l’avanzare dell’età, anche il cervello di cani e gatti può andare incontro a cambiamenti. Alcuni animali anziani iniziano a dormire di più, diventano meno interessati all’ambiente o sembrano avere comportamenti insoliti.
Ma quando questi cambiamenti diventano più marcati, potrebbe non trattarsi semplicemente di “vecchiaia”: potrebbe essere presente una disfunzione cognitiva, una condizione paragonabile, per alcuni aspetti, alla demenza nell’uomo.
Che cos’è la disfunzione cognitiva?
La Sindrome da Disfunzione Cognitiva (CDS) è una patologia neurodegenerativa associata all’invecchiamento, descritta soprattutto nei cani e nei gatti anziani.
Con il tempo possono verificarsi alterazioni a livello cerebrale che compromettono alcune capacità cognitive, come memoria, apprendimento, orientamento e percezione dell’ambiente.
Non tutti gli animali anziani sviluppano questa sindrome e l’invecchiamento, da solo, non significa necessariamente andare incontro a un declino cognitivo.
Quali sono i segnali?
I sintomi possono comparire lentamente e diventare più evidenti con il passare del tempo.
Tra i segnali più frequenti troviamo:
- disorientamento: l’animale sembra non riconoscere luoghi familiari o rimane fermo davanti a un ostacolo;
- alterazioni del sonno: dorme molto durante il giorno e può diventare irrequieto o vocalizzare durante la notte;
- cambiamenti nelle interazioni: può diventare più distaccato oppure, al contrario, cercare continuamente il proprietario;
- perdita di abitudini apprese: ad esempio può iniziare a sporcare in casa dopo anni di corretta gestione;
- riduzione dell’attività e dell’interesse per ciò che lo circonda;
- ansia o irrequietezza apparentemente immotivate;
- alterazioni dell’apprendimento e della memoria.
Nei gatti, alcuni segnali possono essere particolarmente discreti: maggiore vocalizzazione, cambiamenti nell’uso della lettiera, modifiche nelle interazioni con le persone o un aumento dell’irrequietezza.
Attenzione: non è sempre “demenza”
Un cambiamento comportamentale in un animale anziano non deve essere attribuito automaticamente all’età.
Dolore cronico, problemi articolari, perdita della vista o dell’udito, malattie metaboliche, patologie neurologiche e altre condizioni possono provocare comportamenti simili.
Per questo, prima di parlare di disfunzione cognitiva, è importante effettuare una valutazione veterinaria e, quando necessario, eseguire esami diagnostici per escludere altre possibili cause.
Si può curare?
La disfunzione cognitiva è una condizione progressiva, quindi non esiste una cura in grado di riportare il cervello alle condizioni precedenti.
Tuttavia, riconoscerla precocemente permette di intervenire per rallentare la progressione dei sintomi e migliorare la qualità di vita dell’animale.
Il veterinario può valutare un approccio personalizzato che può comprendere modifiche dell’ambiente, attività di stimolazione mentale, gestione della routine, alimentazione specifica e, quando indicato, terapia farmacologica.
Anche mantenere una routine quotidiana prevedibile può essere molto importante: evitare cambiamenti improvvisi nell’ambiente e facilitare l’accesso a ciotole, cuccia e lettiera può aiutare l’animale a sentirsi più sicuro.
Invecchiare non significa smettere di vivere
Un cane o un gatto anziano può continuare ad avere una vita attiva e soddisfacente. Per questo è importante osservare i piccoli cambiamenti e non considerarli semplicemente come “normali per l’età”.
Se il comportamento del vostro animale anziano cambia, parlarne con il veterinario permette di capire se si tratta di un normale cambiamento legato all’età o se c’è una condizione che necessita di essere approfondita.
Prendersi cura di un animale anziano significa anche imparare a riconoscere i suoi nuovi bisogni e accompagnarlo nel tempo con la stessa attenzione di sempre.













