Negli ultimi decenni, gli antibiotici hanno rappresentato una delle più grandi conquiste della medicina moderna, salvando milioni di vite — umane e animali. Tuttavia, il loro uso scorretto o eccessivo ha portato a un problema sempre più preoccupante: la resistenza agli antibiotici, un fenomeno che oggi è considerato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità una delle principali minacce alla salute pubblica globale.
Cos’è l’antibiotico-resistenza
L’antibiotico-resistenza si verifica quando i batteri sviluppano la capacità di sopravvivere ai farmaci che dovrebbero eliminarli.
Questo non significa che l’antibiotico “non funzioni più” in generale, ma che alcuni batteri, dopo esposizioni ripetute o inappropriate, hanno imparato a difendersi.
I meccanismi con cui ciò avviene sono diversi:
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produzione di enzimi che inattivano l’antibiotico,
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modifica del bersaglio su cui agisce il farmaco,
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riduzione della permeabilità della membrana batterica,
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espulsione attiva dell’antibiotico dalla cellula (efflusso).
Il risultato è che infezioni un tempo facilmente curabili diventano più difficili, costose e lunghe da trattare.
In alcuni casi, purtroppo, non esistono più antibiotici efficaci per eliminare certi ceppi batterici.
Quando l’antibiotico non serve
Molti proprietari mi contattano preoccupati perché il loro cane o gatto “ha il raffreddore”, tossisce o ha un po’ di secrezione oculare e nasale.
È comprensibile volerli aiutare subito, ma nella grande maggioranza dei casi si tratta di infezioni virali, come le forme respiratorie da herpesvirus o calicivirus nel gatto, o le tracheobronchiti virali nel cane.
Gli antibiotici, però, non agiscono sui virus. Somministrarli in questi casi non accelera la guarigione, non allevia i sintomi e non previene complicazioni:
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è inutile, perché i virus non vengono eliminati,
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è potenzialmente dannoso, perché altera la flora batterica intestinale,
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ed è rischioso, perché favorisce lo sviluppo di ceppi batterici resistenti.
Inoltre, un uso inappropriato può mascherare i sintomi, rendendo più difficile la diagnosi corretta se la situazione peggiora.
L’approccio corretto è sempre quello di identificare la causa, eventualmente eseguendo tamponi, colture batteriche e antibiogrammi prima di iniziare una terapia.
Il ruolo del veterinario nella tutela della salute pubblica
Il veterinario non è solo il medico dell’animale: è un guardiano della salute collettiva.
Ogni volta che prescrive o decide di non prescrivere un antibiotico, compie una scelta che influisce non solo sul singolo paziente, ma anche sulla comunità umana e animale.
Per questo, la medicina veterinaria moderna si basa sul principio dell’uso prudente e razionale degli antibiotici, che prevede:
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prescrizione solo in presenza di un’infezione batterica documentata o fortemente sospetta,
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scelta mirata della molecola in base all’agente patogeno e all’antibiogramma,
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dose, via e durata di somministrazione appropriate,
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monitoraggio clinico durante e dopo la terapia.
In Italia e in Europa, le normative sono sempre più stringenti e prevedono la registrazione e tracciabilità delle prescrizioni, proprio per contenere il fenomeno della resistenza.
One Health: un’unica salute
L’OMS, l’OIE e la FAO hanno introdotto il concetto di One Health, cioè “Una Sola Salute”:
la salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente è strettamente connessa.
Un batterio resistente che nasce in un allevamento o in un animale domestico può, attraverso contatti diretti o indiretti (superfici, acqua, alimenti), arrivare all’uomo.
E viceversa, batteri resistenti presenti nell’uomo possono diffondersi agli animali.
Questo significa che ogni uso scorretto di antibiotici in veterinaria contribuisce al problema globale della resistenza batterica anche nella popolazione umana.
È un fenomeno invisibile, ma concreto, che richiede responsabilità da parte di tutti: medici, veterinari e cittadini.
Le conseguenze dell’abuso di antibiotici
Usare antibiotici senza una reale necessità porta a:
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selezione di batteri resistenti che possono diffondersi,
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perdita di efficacia dei farmaci disponibili,
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aumento del rischio di infezioni difficili da trattare,
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danni alla flora batterica intestinale, fondamentale per il sistema immunitario,
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reazioni avverse inutili, come vomito, diarrea o reazioni allergiche.
Inoltre, un uso ripetuto e casuale degli stessi antibiotici rischia di compromettere i futuri trattamenti, rendendo inefficaci molecole preziose che dovremmo riservare solo ai casi davvero gravi.
Cosa possiamo fare in concreto
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Non somministrare mai antibiotici senza visita veterinaria. Anche se “ne era avanzata una compressa” o “l’aveva preso l’anno scorso”, ogni caso è diverso.
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Rispettare dosi e tempi di terapia. Sospendere prima del tempo favorisce la sopravvivenza dei batteri più resistenti.
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Non richiedere antibiotici “per sicurezza”: non servono nelle infezioni virali e possono fare danni.
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Seguire le indicazioni del veterinario anche per i controlli: un tampone o un emocromo possono evitare trattamenti inutili.
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Promuovere la prevenzione: vaccinazioni, corretta igiene, alimentazione equilibrata e riduzione dello stress sono la vera difesa contro le infezioni.
In conclusione
L’antibiotico non è un “farmaco magico”, ma uno strumento potente che va usato con giudizio e competenza.
Il veterinario ha il compito di decidere quando serve davvero e di evitare che venga usato “per abitudine” o “per tranquillizzare il proprietario”.
Ogni antibiotico somministrato senza motivo rappresenta un passo indietro nella lotta contro la resistenza batterica.
Agire in modo responsabile oggi significa proteggere la salute dei nostri animali, la nostra e quella delle generazioni future.