Passa al contenuto principale
Prenota per un appuntamento : +39 049 9000440

Autore: silvia

Mare, lago o piscina per il tuo cane? Tutti i consigli

L’estate è sinonimo di vacanze, giornate all’aria aperta e, per molti cani, anche di tuffi e nuotate. Che si tratti del mare, di un lago o di una piscina, il bagno rappresenta un ottimo modo per rinfrescarsi e fare attività fisica. Tuttavia, ogni ambiente presenta caratteristiche e potenziali rischi che è importante conoscere. Il nuoto è infatti un esercizio completo: coinvolge gran parte della muscolatura, riduce il carico sulle articolazioni ed è spesso consigliato anche nei percorsi di fisioterapia e riabilitazione veterinaria. Ma non bisogna dimenticare che acqua, caldo e ambiente esterno possono nascondere alcune insidie. Vediamo insieme come permettere al proprio cane di fare il bagno in totale sicurezza.

Il mare: un’ottima scelta, con qualche precauzione

Per molti cani il mare rappresenta l’ambiente ideale per nuotare. L’acqua salata offre una buona galleggiabilità e il movimento delle onde stimola la muscolatura e la coordinazione. Tuttavia, è importante prestare attenzione ad alcuni aspetti.

Acqua di mare: meglio non berla

Durante il gioco è abbastanza comune che il cane ingerisca piccole quantità di acqua marina. In genere non rappresentano un problema, ma l’assunzione di quantità elevate può provocare disturbi gastrointestinali. L’elevata concentrazione di sale richiama acqua all’interno dell’intestino attraverso un meccanismo di osmosi, causando spesso:
  • diarrea;
  • vomito;
  • dolore addominale;
  • disidratazione.
Nei casi più gravi può verificarsi un’alterazione dell’equilibrio elettrolitico (ipernatriemia), una condizione che richiede un intervento veterinario tempestivo. Per questo motivo è fondamentale portare sempre con sé acqua fresca e incentivare il cane a bere durante la permanenza in spiaggia.

Attenzione alle onde e alle correnti

Anche i cani che nuotano bene possono andare in difficoltà in presenza di onde molto alte o correnti forti. È consigliabile evitare il bagno quando il mare è agitato e non lanciare continuamente giochi lontano dalla riva, costringendo il cane a sforzi prolungati.

Sale e sabbia: perché risciacquare il cane

Al termine della giornata è buona norma risciacquare il mantello con acqua dolce. Il sale può infatti seccare la cute e il pelo, mentre la sabbia può irritare la pelle e accumularsi tra i cuscinetti plantari e negli spazi interdigitali. Nei soggetti predisposti è inoltre consigliabile asciugare accuratamente le orecchie per ridurre il rischio di infiammazioni del condotto uditivo.

Lago e fiume: non sempre sono la scelta migliore

A differenza del mare, l’acqua dolce può sembrare più innocua, ma presenta alcuni rischi aggiuntivi. Prima di lasciare entrare il cane è importante osservare attentamente l’ambiente.

Attenzione alle alghe

Durante l’estate, soprattutto nelle acque stagnanti, possono svilupparsi proliferazioni di cianobatteri (spesso chiamati impropriamente “alghe azzurre”). Alcune specie producono tossine che possono risultare molto pericolose per cani e altri animali. L’intossicazione può provocare:
  • vomito;
  • diarrea;
  • tremori;
  • debolezza;
  • convulsioni;
  • insufficienza epatica.
Se l’acqua appare molto verde, torbida, con schiuma superficiale o odori insoliti, è meglio evitare completamente il bagno.

Correnti e fondali

Nei fiumi bisogna fare attenzione alla forza della corrente, mentre nei laghi è importante verificare che il fondale sia sicuro e privo di:
  • vetri;
  • ami da pesca;
  • rami appuntiti;
  • rocce taglienti.
Anche una piccola ferita ai cuscinetti può diventare molto fastidiosa durante i giorni successivi.

Il rischio della leptospirosi

Le acque stagnanti possono rappresentare anche una fonte di esposizione alla leptospirosi, una malattia batterica trasmessa principalmente attraverso le urine di animali infetti. Sebbene il rischio vari in base alla zona geografica e alle condizioni ambientali, è sempre consigliabile evitare che il cane beva da pozzanghere o ristagni d’acqua.

Piscina: sì, ma con alcune regole

Molti proprietari si chiedono se il cloro possa essere dannoso. In generale, una piscina mantenuta correttamente non rappresenta un pericolo. Piccole quantità di acqua clorata ingerite accidentalmente sono generalmente ben tollerate. Il problema nasce quando il cane beve ripetutamente dalla piscina, con possibile comparsa di vomito o diarrea. Dopo il bagno è consigliabile risciacquare il mantello per eliminare residui di cloro, soprattutto nei soggetti con cute sensibile o dermatiti allergiche.

Il cane deve sapere anche come uscire

Uno degli aspetti più sottovalutati riguarda l’uscita dalla piscina. Molti cani riescono ad entrare facilmente in acqua ma, se spaventati o affaticati, non riescono a individuare la scaletta. È quindi importante insegnare al cane, in un momento di tranquillità, dove si trova l’uscita.

Non tutti i cani sono nuotatori esperti

Esiste un luogo comune secondo cui tutti i cani saprebbero nuotare istintivamente. In realtà non è così. Alcune razze presentano caratteristiche anatomiche che rendono il nuoto più difficile. Tra queste troviamo:
  • Bulldog Inglese;
  • Bulldog Francese;
  • Carlino;
  • Boxer;
  • Bassotto;
  • Basset Hound.
Anche i cani obesi, anziani o affetti da patologie cardiache, respiratorie o neurologiche possono affaticarsi rapidamente. Per questi soggetti è consigliabile utilizzare un giubbotto di salvataggio specifico, soprattutto durante uscite in barca o in acque profonde.

Il bagno non protegge dal colpo di calore

Un errore frequente è pensare che un cane bagnato non possa andare incontro a colpo di calore. In realtà, anche durante una giornata trascorsa in acqua, il cane può sviluppare un aumento della temperatura corporea se rimane troppo tempo al sole o svolge attività fisica intensa. I segnali da non sottovalutare includono:
  • ansimare in modo eccessivo;
  • debolezza;
  • gengive molto rosse;
  • difficoltà a mantenere l’equilibrio;
  • vomito;
  • collasso.
In presenza di questi sintomi è necessario interrompere immediatamente l’attività e contattare il veterinario.

Dopo il bagno: qualche controllo in più

Una volta rientrati a casa è consigliabile dedicare qualche minuto a controllare il proprio cane. In particolare è utile:
  • risciacquare il mantello con acqua dolce;
  • asciugare accuratamente il pelo;
  • controllare le orecchie;
  • ispezionare i cuscinetti plantari;
  • verificare l’assenza di forasacchi tra le dita, nel naso e nelle orecchie;
  • controllare la presenza di zecche o altri parassiti.
Questi semplici accorgimenti permettono spesso di prevenire problemi che potrebbero comparire nei giorni successivi.

In conclusione

Mare, lago e piscina possono rappresentare ottime occasioni di svago e attività fisica per il cane, purché vengano scelti con consapevolezza e nel rispetto delle sue caratteristiche individuali. Ogni ambiente presenta vantaggi e possibili rischi: conoscere le principali precauzioni permette di ridurre la probabilità di incidenti e di godersi l’estate in sicurezza. Se dopo il bagno il tuo cane manifesta sintomi come vomito, diarrea, abbattimento, zoppia, dolore alle orecchie o difficoltà respiratorie, è consigliabile rivolgersi tempestivamente al veterinario.

Sai quanti anni ha davvero il tuo cane? La risposta ti sorprenderà

“Il mio cane ha 10 anni, quindi ne ha 70 in età umana.” Quante volte abbiamo sentito questa frase? Probabilmente centinaia. Eppure c’è un problema: non è vera. La famosa regola secondo cui un anno del cane equivale a sette anni dell’uomo è uno dei miti più diffusi nel mondo degli animali domestici. La realtà è molto più sorprendente e ci aiuta a capire meglio perché alcuni cani diventano anziani a 6 anni mentre altri sembrano cuccioli anche a 15.  

Il tuo cane invecchia molto più velocemente di quanto pensi

Immagina un cucciolo di Labrador di un anno. Corre, gioca e combina guai come un adolescente. Eppure, dal punto di vista biologico, è già molto più vicino a un ragazzo di 15-16 anni che a un bambino. A due anni, il tuo cane è praticamente un giovane adulto. Questo significa che i primi anni di vita rappresentano il periodo di crescita più rapido che esista nel regno animale. In pochi mesi un cucciolo passa da essere completamente dipendente dalla madre a un individuo capace di riprodursi e affrontare il mondo da solo.  

Perché un Chihuahua può vivere quasi il doppio di un Alano?

Qui arriva una delle curiosità più affascinanti della medicina veterinaria. Negli esseri umani, le persone più alte tendono a vivere quanto quelle più basse. Nei cani accade il contrario. Un piccolo Chihuahua può raggiungere facilmente i 15-18 anni. Un Alano o un San Bernardo spesso vengono considerati anziani già a 6-7 anni. Gli scienziati ritengono che la crescita estremamente rapida delle razze giganti comporti un maggiore stress biologico per l’organismo. In pratica, questi cani “consumano” più rapidamente le proprie risorse.

Il segnale che molti proprietari ignorano

Una delle frasi che sentiamo più spesso in ambulatorio è:
“Dottore, pensavo fosse normale perché sta invecchiando.”
In realtà molte cose attribuite all’età non sono affatto normali. Ad esempio:
  • non è normale che un cane smetta di saltare in auto;
  • non è normale che faccia fatica ad alzarsi;
  • non è normale che dorma tutto il giorno;
  • non è normale che rinunci alle passeggiate che prima amava.
Molto spesso questi comportamenti sono i primi segnali di dolore articolare, artrosi o altre malattie che possono essere trattate e controllate.

Quando un cane diventa davvero anziano?

La risposta sorprende molti proprietari. Un cane di taglia grande può essere considerato anziano già a 6-7 anni. Un cane di taglia piccola spesso non entra nella fase senior prima degli 8-10 anni. Per questo motivo due cani della stessa età anagrafica possono trovarsi in fasi della vita completamente diverse.

Il segreto per far vivere più a lungo il tuo cane

Se chiedessimo a cento proprietari quale sia il segreto della longevità, molti risponderebbero “una buona alimentazione”. È certamente importante, ma non è l’unico fattore. I cani che vivono più a lungo sono spesso quelli che: -mantengono un peso corretto; -effettuano controlli veterinari regolari; -ricevono cure dentali adeguate; -svolgono attività fisica costante; -hanno eventuali malattie diagnosticate precocemente. Oggi non è raro incontrare cani di 15 o 16 anni che conducono ancora una vita felice e attiva.

La domanda che ogni proprietario dovrebbe porsi

Più che chiedersi: “Quanti anni ha il mio cane?” forse dovremmo chiederci: “Sta invecchiando bene?” Perché l’obiettivo non è solo aggiungere anni alla vita, ma aggiungere vita agli anni. E spesso un semplice controllo veterinario può fare la differenza tra scoprire un problema quando è ancora facilmente gestibile oppure quando è ormai avanzato. Un controllo preventivo può aiutare a individuare precocemente problemi cardiaci, renali, articolari e metabolici, migliorando qualità e aspettativa di vita.

Frutti estivi e cani: quali possono mangiare, quali evitare e perché

Con l’arrivo della stagione estiva aumenta il consumo di frutta fresca e, inevitabilmente, molti proprietari si pongono una domanda molto comune: i cani possono mangiare la frutta estiva?

La risposta è sì, ma con alcune importanti precisazioni. Sebbene diversi frutti possano rappresentare uno snack sano, fresco e nutriente, non tutti sono adatti all’alimentazione del cane e, soprattutto, la quantità e le modalità di somministrazione sono fondamentali.

Dal punto di vista nutrizionale, la frutta può apportare acqua, fibre, vitamine, minerali e numerosi composti bioattivi ad azione antiossidante. Tuttavia, contiene anche zuccheri semplici che, se consumati in eccesso, possono favorire l’aumento di peso e contribuire all’insorgenza di alterazioni metaboliche nel lungo periodo.

È quindi importante sottolineare che la frutta non deve mai sostituire una dieta completa e bilanciata formulata per il cane, ma può essere introdotta come alimento complementare o come premio occasionale.

Perché la frutta può essere utile durante l’estate?

Le elevate temperature estive espongono i cani a un maggiore rischio di disidratazione, soprattutto nei soggetti anziani, nei cuccioli, nei cani brachicefali e negli animali particolarmente attivi.

Alcuni frutti, grazie al loro elevato contenuto di acqua, possono contribuire a favorire l’idratazione e rappresentare un’alternativa salutare ai classici snack industriali.

Inoltre, numerosi frutti contengono sostanze antiossidanti, come polifenoli, carotenoidi e flavonoidi, che aiutano a contrastare i danni provocati dai radicali liberi. Lo stress ossidativo è infatti coinvolto nei processi di invecchiamento cellulare e in diverse patologie croniche.

Naturalmente, questi benefici si ottengono solo nell’ambito di una dieta equilibrata e con quantità adeguate alle caratteristiche del singolo animale.

Anguria: il frutto estivo per eccellenza

L’anguria è probabilmente uno dei frutti più adatti durante la stagione estiva.

È costituita da oltre il 90% di acqua e contiene vitamina A, vitamina C, vitamina B6 e licopene, un potente carotenoide con proprietà antiossidanti.

Grazie all’elevato contenuto di acqua e al basso apporto calorico, può rappresentare uno spuntino particolarmente indicato nelle giornate più calde.

È fondamentale rimuovere completamente sia i semi sia la buccia.

I semi, se ingeriti in quantità significative, possono provocare disturbi gastrointestinali e, nei soggetti più piccoli, aumentare il rischio di ostruzione intestinale. La buccia, essendo molto fibrosa e difficile da digerire, può causare vomito, diarrea e dolore addominale.

Fragole: un concentrato di antiossidanti

Le fragole sono ricche di vitamina C, manganese, fibre e numerosi composti fenolici.

I loro antiossidanti contribuiscono a neutralizzare i radicali liberi e a sostenere la salute cellulare.

Le fibre favoriscono inoltre il benessere intestinale e la regolarità digestiva.

Devono essere sempre accuratamente lavate per eliminare eventuali residui di pesticidi e somministrate in piccole quantità.

Nei soggetti predisposti, un consumo eccessivo potrebbe provocare episodi di diarrea o fermentazioni intestinali.

Mirtilli: un vero alimento funzionale

I mirtilli sono considerati uno dei frutti più interessanti dal punto di vista nutrizionale.

Sono particolarmente ricchi di antocianine, pigmenti naturali appartenenti alla famiglia dei flavonoidi, che possiedono una marcata attività antiossidante e antinfiammatoria.

Diversi studi hanno evidenziato il potenziale ruolo degli antiossidanti nel supportare la funzione cognitiva e nel contrastare i processi degenerativi associati all’invecchiamento.

Grazie alle loro dimensioni ridotte, i mirtilli rappresentano uno snack molto pratico e generalmente ben tollerato.

Pesche e albicocche: attenzione al nocciolo

Pesche e albicocche apportano fibre, potassio, vitamina A e vitamina C.

Possono essere offerte occasionalmente, ma richiedono particolare attenzione.

Il nocciolo deve essere sempre rimosso.

Oltre a rappresentare un importante rischio di soffocamento e di ostruzione gastrointestinale, contiene sostanze appartenenti ai glicosidi cianogenetici che, una volta metabolizzate, possono liberare cianuro.

Sebbene le intossicazioni siano rare, è una precauzione fondamentale da adottare.

Banana: energia sì, ma con moderazione

La banana è ricca di potassio, magnesio, vitamina B6 e carboidrati facilmente assimilabili.

Può essere utile come premio energetico occasionale, soprattutto nei cani molto attivi.

Tuttavia, il suo contenuto di zuccheri è relativamente elevato e un consumo frequente può contribuire all’aumento di peso corporeo.

Nei soggetti predisposti, inoltre, potrebbe causare alterazioni della consistenza delle feci.

E la mela?

Sebbene sia disponibile tutto l’anno, la mela è spesso consumata anche durante il periodo estivo.

È una buona fonte di fibre solubili, in particolare pectina, che contribuisce alla salute del microbiota intestinale.

Può essere proposta a pezzetti, sempre senza semi e senza torsolo.

I semi contengono infatti piccole quantità di glicosidi cianogenetici e non dovrebbero essere ingeriti.

I frutti da evitare assolutamente

Alcuni alimenti sono potenzialmente tossici per il cane e non devono mai essere somministrati.

Uva e uvetta

Rappresentano uno degli alimenti più pericolosi.

Anche piccole quantità possono provocare una grave insufficienza renale acuta. Il meccanismo preciso non è ancora completamente chiarito e la sensibilità individuale varia notevolmente da un soggetto all’altro.

I sintomi possono comparire entro poche ore e comprendono:

  • vomito;
  • diarrea;
  • letargia;
  • perdita dell’appetito;
  • dolore addominale;
  • aumento o diminuzione della produzione di urina.

L’ingestione di uva o uvetta deve sempre essere considerata un’urgenza veterinaria.

Avocado

L’avocado contiene persina, una sostanza che può provocare disturbi gastrointestinali in alcune specie animali.

Inoltre, il grosso nocciolo rappresenta un importante rischio di soffocamento e ostruzione intestinale.

Ciliegie intere

La polpa non è particolarmente problematica, ma il nocciolo contiene glicosidi cianogenetici e rappresenta un rischio meccanico significativo.

Per questo motivo è preferibile evitarle.

Frutta sciroppata, candita o essiccata

Questi prodotti contengono elevate quantità di zuccheri aggiunti e non apportano alcun beneficio nutrizionale al cane.

La frutta essiccata, inoltre, è molto più concentrata in zuccheri rispetto al prodotto fresco.

Qual è la quantità corretta?

La frutta deve rappresentare meno del 10% dell’apporto calorico giornaliero totale.

In generale:

  • cani di piccola taglia (fino a 10 kg): 1-2 piccoli pezzi di frutta;
  • cani di taglia media (10-25 kg): 2-4 piccoli pezzi;
  • cani di taglia grande (oltre 25 kg): 4-6 piccoli pezzi.

Si tratta comunque di indicazioni generali che devono essere adattate alle esigenze del singolo animale.

Idee per uno snack estivo sicuro

Per aiutare il cane a rinfrescarsi nelle giornate più calde si possono preparare dei piccoli ghiaccioli casalinghi.

È sufficiente frullare alcuni pezzetti di anguria, mirtilli o fragole con un po’ d’acqua e congelare il composto negli stampini per il ghiaccio.

Non devono mai essere aggiunti zucchero, miele, sciroppi o dolcificanti artificiali.

Particolare attenzione va posta allo xilitolo, un dolcificante estremamente tossico per il cane, in grado di provocare una rapida ipoglicemia e, nei casi più gravi, insufficienza epatica acuta.

Il consiglio del veterinario

Non tutti i cani hanno le stesse esigenze nutrizionali. Prima di introdurre nuovi alimenti è opportuno considerare età, peso, stile di vita e stato di salute.

I soggetti affetti da obesità, diabete mellito, pancreatite, patologie gastrointestinali croniche o insufficienza renale necessitano di una valutazione personalizzata.

La frutta può essere un prezioso alleato durante l’estate, ma deve essere proposta con consapevolezza.

La regola più importante da ricordare è semplice: la frutta è un premio occasionale e non un alimento essenziale.

Offerta nelle giuste quantità e scegliendo le varietà più adatte, può diventare un modo sano, gustoso e sicuro per condividere un momento speciale con il proprio cane, contribuendo al suo benessere e rendendo l’estate ancora più piacevole.

Un cane con la rabbia in Veneto: cosa ci insegna questo caso

Per molti proprietari la rabbia è una malattia del passato, qualcosa che riguarda Paesi lontani e che difficilmente potrebbe rappresentare un problema in Italia. Eppure, il recente caso confermato a Vittorio Veneto dimostra quanto sia importante non abbassare la guardia.

Un cane importato illegalmente dall’estero è risultato positivo alla rabbia, una delle zoonosi più gravi e pericolose conosciute. L’episodio ha immediatamente attivato le autorità sanitarie, che hanno disposto misure straordinarie di prevenzione, tra cui l’obbligo di vaccinazione antirabbica per tutti i cani e i gatti presenti nel Comune di Vittorio Veneto, comprese le colonie feline.

Al di là della cronaca, questo caso rappresenta un’importante occasione per comprendere perché esistono regole rigorose per l’importazione degli animali e perché la rabbia continua a essere una malattia da non sottovalutare.

L’Italia è libera dalla rabbia, ma il rischio non è scomparso

L’Italia è considerata indenne dalla rabbia terrestre grazie a decenni di controlli sanitari, campagne di sorveglianza e rigorose normative veterinarie.

Essere un Paese indenne, però, non significa essere completamente al sicuro. Ogni anno migliaia di animali vengono movimentati tra diversi Stati e basta l’introduzione di un singolo animale infetto per creare una situazione di emergenza sanitaria.

Per questo motivo l’ingresso di cani e gatti da Paesi esteri è regolato da precise norme che prevedono identificazione tramite microchip, documentazione sanitaria valida e vaccinazione antirabbica effettuata nei tempi previsti dalla legge.

Quando queste regole vengono aggirate, aumenta il rischio di introdurre malattie che nel nostro Paese erano state eliminate da tempo.

Che cos’è la rabbia?

La rabbia è una malattia virale causata da un virus appartenente al genere Lyssavirus. Colpisce il sistema nervoso centrale dei mammiferi, compresi cane, gatto, volpe, pipistrello e uomo.

Si tratta di una patologia particolarmente temibile perché, una volta comparsi i sintomi clinici, è quasi sempre mortale.

Nonostante i progressi della medicina, la prevenzione rimane ancora oggi l’unica vera arma contro questa malattia.

Una zoonosi che può colpire anche l’uomo

La rabbia è una zoonosi, ovvero una malattia che può essere trasmessa dagli animali alle persone.

La trasmissione avviene principalmente attraverso il morso di un animale infetto, ma può verificarsi anche quando la saliva entra in contatto con ferite aperte o mucose.

Dopo l’esposizione, il virus può rimanere silente per settimane o mesi, per poi raggiungere il cervello attraverso i nervi periferici. Quando compaiono i sintomi neurologici, le possibilità di sopravvivenza sono estremamente ridotte.

È proprio questo aspetto a rendere la rabbia una delle malattie infettive più pericolose al mondo.

Come si manifesta la rabbia nel cane?

I sintomi iniziali possono essere poco evidenti e facilmente confusi con altre patologie.

Tra i segnali più comuni troviamo:

  • cambiamenti improvvisi del comportamento;
  • nervosismo o agitazione insoliti;
  • aggressività immotivata;
  • paura eccessiva;
  • salivazione abbondante;
  • difficoltà nella deglutizione;
  • alterazioni dell’abbaio;
  • paralisi progressiva.

Con il progredire della malattia compaiono gravi sintomi neurologici che conducono inevitabilmente al decesso.

Perché l’importazione illegale di animali è così pericolosa?

Spesso si pensa che l’importazione illegale sia soltanto un problema burocratico. In realtà è prima di tutto un problema sanitario.

Un animale introdotto senza controlli può non essere vaccinato, non essere identificato correttamente o provenire da aree in cui circolano malattie infettive assenti in Italia.

Nel caso della rabbia, le conseguenze possono essere particolarmente serie: ogni contatto con l’animale infetto deve essere ricostruito, le persone esposte devono essere valutate dalle autorità sanitarie e gli animali che sono entrati in contatto con il soggetto positivo possono essere sottoposti a misure di controllo e sorveglianza.

Tutto questo può essere evitato semplicemente rispettando le norme previste per l’importazione degli animali da compagnia.

Quando è necessario vaccinare contro la rabbia?

In Italia la vaccinazione antirabbica non è normalmente obbligatoria per tutti gli animali da compagnia.

Esistono però diverse situazioni in cui è richiesta o fortemente consigliata:

  • per viaggiare all’estero con il proprio animale;
  • per l’ingresso in alcuni Paesi;
  • per il rientro da determinate aree geografiche;
  • in occasione di specifiche disposizioni delle autorità sanitarie;
  • in situazioni di emergenza epidemiologica.

Il recente caso di Vittorio Veneto dimostra come una situazione eccezionale possa rendere necessarie misure straordinarie per proteggere sia gli animali sia la popolazione.

Il ruolo dei proprietari nella prevenzione

Ogni proprietario può contribuire a mantenere il nostro Paese libero dalla rabbia adottando semplici comportamenti responsabili:

  • scegliere allevatori, rifugi e associazioni affidabili;
  • diffidare di offerte sospettosamente vantaggiose provenienti dall’estero;
  • verificare sempre la documentazione sanitaria dell’animale;
  • rispettare le normative sui viaggi internazionali;
  • consultare il veterinario prima di partire con il proprio cane o gatto.

La salute degli animali protegge anche la nostra

Il caso di Vittorio Veneto ci ricorda che la salute animale e quella umana sono strettamente collegate. Una malattia infettiva che colpisce un animale può avere conseguenze importanti anche per le persone e per l’intera comunità.

La rabbia è oggi rara in Italia, ma proprio per questo non dobbiamo dimenticare quanto sia pericolosa. Le regole che disciplinano l’importazione degli animali, i controlli veterinari e le vaccinazioni non sono semplici formalità burocratiche: rappresentano strumenti fondamentali per proteggere la salute di tutti.

Prevenire è sempre più semplice, più sicuro e meno costoso che affrontare un’emergenza sanitaria. E il recente episodio verificatosi in Veneto ne è la dimostrazione più concreta.

Alimentazione del cane e del gatto anziano

L’aumento dell’aspettativa di vita di cani e gatti rappresenta uno dei più grandi successi della medicina veterinaria moderna. Grazie a una migliore prevenzione, a cure più efficaci e a una maggiore attenzione da parte dei proprietari, oggi gli animali da compagnia vivono più a lungo che in passato.

L’invecchiamento, tuttavia, comporta una serie di modificazioni fisiologiche che influenzano il fabbisogno nutrizionale. Una dieta adeguata non può fermare il processo di invecchiamento, ma può contribuire in modo significativo a preservare la massa muscolare, sostenere le funzioni cognitive, supportare il sistema immunitario e migliorare la qualità della vita.

Quando un animale può essere considerato anziano?

Non esiste un’età universale che definisca la senescenza. Nei cani, l’invecchiamento è strettamente correlato alla taglia: i soggetti di taglia gigante raggiungono la fase geriatrica prima rispetto a quelli di piccola taglia. In generale, i cani possono essere considerati senior a partire dai 7-8 anni, mentre i gatti entrano nella fase senior intorno agli 11 anni e vengono definiti geriatrici oltre i 15 anni.

È importante ricordare che l’età anagrafica non coincide sempre con quella biologica: alcuni animali mantengono un eccellente stato di salute in età avanzata, mentre altri mostrano precocemente segni di invecchiamento.

Cosa accade all’organismo durante l’invecchiamento?

L’invecchiamento è un processo complesso che coinvolge praticamente tutti gli organi e gli apparati.

Tra le principali modificazioni osservate troviamo:

  • riduzione della massa muscolare (sarcopenia);
  • aumento della massa grassa;
  • diminuzione del metabolismo basale;
  • alterazioni della funzionalità digestiva;
  • riduzione dell’efficienza del sistema immunitario;
  • aumento dello stress ossidativo;
  • maggiore incidenza di patologie croniche.

Questi cambiamenti influenzano direttamente il modo in cui l’organismo utilizza nutrienti ed energia, rendendo spesso necessario un adeguamento della dieta.

Il ruolo delle proteine: sfatare alcuni miti

Per molti anni si è diffusa l’idea che gli animali anziani dovessero assumere meno proteine per “non affaticare i reni”. Oggi sappiamo che questa convinzione non trova conferma nelle evidenze scientifiche per gli animali sani.

Al contrario, con l’età aumenta il rischio di perdita di massa muscolare, una condizione associata a riduzione della mobilità, peggioramento della qualità di vita e maggiore fragilità.

Per questo motivo, sia il cane sia il gatto anziano dovrebbero ricevere proteine altamente digeribili e di elevato valore biologico, in quantità adeguata a mantenere la massa magra.

La restrizione proteica trova indicazione principalmente in presenza di specifiche patologie, come alcune forme di insufficienza renale cronica avanzata, e deve sempre essere valutata dal medico veterinario.

Energia e controllo del peso corporeo

Uno degli aspetti più delicati nella gestione nutrizionale del paziente anziano è il mantenimento del peso ideale.

Nel cane, la riduzione dell’attività fisica porta frequentemente a un aumento di peso e a un accumulo di tessuto adiposo. L’obesità rappresenta un importante fattore di rischio per diabete, malattie cardiovascolari, problemi respiratori e patologie osteoarticolari.

Nel gatto, invece, soprattutto dopo i 12-13 anni, si osserva spesso il fenomeno opposto: una progressiva perdita di peso dovuta a ridotta capacità di digerire e assimilare alcuni nutrienti, oltre che alla possibile presenza di malattie croniche.

Monitorare regolarmente il peso corporeo e il Body Condition Score (BCS) consente di individuare precocemente eventuali variazioni e intervenire tempestivamente.

Acidi grassi Omega-3 e infiammazione cronica

L’invecchiamento è associato a un aumento dei fenomeni infiammatori cronici di basso grado, definiti in letteratura come “inflammaging”.

Gli acidi grassi Omega-3 a lunga catena, in particolare EPA e DHA, hanno dimostrato effetti benefici in numerosi ambiti:

  • supporto delle funzioni cognitive;
  • sostegno della salute articolare;
  • modulazione della risposta infiammatoria;
  • supporto cardiovascolare;
  • contributo al mantenimento della funzionalità renale.

Per questo motivo, molte diete formulate per animali senior contengono quantità aumentate di questi nutrienti.

Antiossidanti e invecchiamento cellulare

Lo stress ossidativo è considerato uno dei principali meccanismi coinvolti nell’invecchiamento.

I radicali liberi prodotti dall’organismo possono danneggiare membrane cellulari, proteine e DNA, contribuendo al deterioramento progressivo dei tessuti.

Nutrienti come:

  • vitamina E;
  • vitamina C;
  • carotenoidi;
  • polifenoli;
  • selenio,

svolgono un’importante funzione antiossidante e sono frequentemente inclusi nelle formulazioni dedicate agli animali anziani.

Alcuni studi suggeriscono inoltre che una dieta arricchita con antiossidanti possa contribuire al mantenimento delle capacità cognitive nel cane anziano.

Salute intestinale e microbiota

Negli ultimi anni il microbiota intestinale è diventato uno degli argomenti più studiati nella medicina umana e veterinaria.

L’invecchiamento può alterare l’equilibrio della flora intestinale, influenzando digestione, assorbimento dei nutrienti e risposta immunitaria.

L’impiego di fibre fermentescibili, prebiotici e probiotici può favorire il mantenimento di una comunità microbica equilibrata e contribuire al benessere gastrointestinale.

L’importanza dell’idratazione

L’acqua rappresenta il nutriente più importante, ma spesso il più sottovalutato.

Con l’età alcuni animali possono manifestare una riduzione della sensazione di sete oppure sviluppare patologie che aumentano il rischio di disidratazione.

Particolare attenzione deve essere rivolta ai gatti anziani, notoriamente poco inclini a bere.

L’utilizzo di alimenti umidi, fontanelle e più punti acqua distribuiti nell’ambiente domestico può aiutare a incrementare l’assunzione idrica quotidiana.

Nutrizione e funzioni cognitive

Anche il cervello subisce modificazioni legate all’età.

Nel cane anziano può comparire la sindrome da disfunzione cognitiva, caratterizzata da alterazioni del comportamento, disorientamento, cambiamenti del ciclo sonno-veglia e riduzione delle interazioni sociali.

Alcune evidenze suggeriscono che nutrienti specifici, tra cui Omega-3, antiossidanti, vitamine del gruppo B e trigliceridi a catena media (MCT), possano contribuire a sostenere le funzioni cerebrali e rallentare il declino cognitivo.

Alimentazione e malattie croniche

La nutrizione assume un ruolo centrale anche nella gestione delle patologie più frequentemente osservate negli animali anziani:

  • insufficienza renale cronica;
  • osteoartrosi;
  • cardiopatie;
  • diabete mellito;
  • patologie epatiche;
  • neoplasie.

In questi casi la dieta non rappresenta soltanto una fonte di nutrienti, ma diventa parte integrante del piano terapeutico.

È quindi fondamentale evitare cambiamenti alimentari autonomi e affidarsi alle indicazioni del veterinario curante.

Conclusioni

L’età avanzata non deve essere considerata una malattia, ma una fase della vita caratterizzata da esigenze nutrizionali specifiche.

Le conoscenze scientifiche attuali dimostrano che una corretta alimentazione può influenzare in modo significativo il benessere dell’animale anziano, contribuendo a preservarne la massa muscolare, supportare le funzioni cognitive, mantenere un peso corporeo adeguato e migliorare la qualità della vita.

Ogni cane e ogni gatto invecchia in modo diverso. Per questo motivo non esiste una dieta senior valida per tutti: la scelta dell’alimentazione più appropriata dovrebbe sempre basarsi sull’età, sullo stile di vita, sulla condizione corporea e sull’eventuale presenza di patologie.

Investire nella nutrizione significa investire nella salute, permettendo ai nostri compagni di vita di affrontare gli anni della maturità nel miglior modo possibile.

Antiparassitari: cosa funziona davvero per cani e gatti?

Perché oggi gli antiparassitari fanno discutere così tanto?

C’è chi non salterebbe mai una dose mensile. C’è chi teme effetti collaterali. Chi preferisce prodotti “naturali”. Chi cambia continuamente marca perché “questa volta le zecche sono tornate”. E poi ci sono i social, dove spesso circolano informazioni confuse, allarmistiche o completamente scorrette. La realtà è che gli antiparassitari moderni hanno rivoluzionato la medicina veterinaria, salvando migliaia di animali da malattie anche molto gravi. Ma è altrettanto vero che:
  • nessun prodotto è perfetto;
  • ogni molecola ha vantaggi e limiti;
  • alcuni effetti collaterali esistono davvero;
  • il prodotto giusto per un cane può essere sbagliato per un altro.
In questo articolo cercheremo quindi di fare chiarezza in modo semplice ma scientificamente corretto, spiegando:
  • come funzionano davvero gli antiparassitari;
  • quali sono le differenze tra pipette, compresse e collari;
  • quali prodotti repellono il parassita e quali lo uccidono dopo il morso;
  • quali sono i veri rischi;
  • quali falsi miti andrebbero abbandonati.
L’obiettivo non è creare paura, ma aiutare il proprietario a fare scelte più consapevoli insieme al proprio veterinario.  

La prima cosa da capire: non esiste l’antiparassitario perfetto

Ogni prodotto ha:
  • vantaggi;
  • limiti;
  • durata differente;
  • spettro d’azione diverso;
  • possibili effetti collaterali.
La scelta dipende da molti fattori:
  • specie (cane o gatto);
  • età;
  • stile di vita;
  • area geografica;
  • presenza di bambini in casa;
  • frequenza di bagni;
  • rischio di leishmaniosi;
  • presenza di patologie;
  • facilità di somministrazione.
Per questo motivo l’antiparassitario “migliore” non esiste in assoluto: esiste quello più adatto a quel paziente.  

I parassiti non sono tutti uguali: ecco perché serve una protezione mirata

Parassiti esterni

Pulci: molto più di un semplice prurito

Sono tra i parassiti più frequenti. Possono causare:
  • prurito intenso;
  • dermatite allergica da pulce;
  • infezioni cutanee;
  • anemia nei cuccioli;
  • trasmissione di tenie.

Zecche: piccole ma potenzialmente molto pericolose

Oltre al fastidio locale, possono trasmettere malattie molto importanti:
  • ehrlichiosi;
  • babesiosi;
  • anaplasmosi;
  • malattia di Lyme.

Zanzare e flebotomi: il rischio invisibile

Fondamentali soprattutto nelle aree endemiche per:
  • filariosi;
  • leishmaniosi.

Acari

Possono causare:
  • rogna sarcoptica;
  • rogna demodettica;
  • otodectosi.

I principali tipi di antiparassitari: vantaggi e limiti reali

1. Spot-on (pipette): pratiche ma non sempre perfette

Cosa sono

Sono soluzioni liquide applicate direttamente sulla cute, generalmente tra le scapole. Le molecole si distribuiscono attraverso il film lipidico cutaneo oppure vengono assorbite sistemicamente, a seconda del prodotto.

Contro quali parassiti funzionano?

Dipende dalla molecola, ma spesso coprono:
  • pulci;
  • zecche;
  • alcuni acari;
  • talvolta zanzare e flebotomi.

Vantaggi

  • Facili da applicare.
  • Buona efficacia.
  • Disponibili in molte formulazioni.
  • Alcuni hanno effetto repellente.
  • Utili in animali che non assumono facilmente compresse.

Svantaggi

  • L’efficacia può ridursi con bagni frequenti.
  • Alcuni animali si leccano il prodotto.
  • Possibili irritazioni cutanee.
  • Necessità di evitare il contatto nelle ore successive all’applicazione.
  • Rischio di applicazione errata.

Aspetto scientifico importante

Molti spot-on agiscono per contatto: il parassita non deve necessariamente pungere per morire. Questo è particolarmente utile nelle malattie trasmesse da vettori.

2. Compresse masticabili: comodissime ma con alcuni aspetti da conoscere

Cosa sono

Sono antiparassitari sistemici assunti per bocca. La molecola entra nel circolo sanguigno e il parassita muore dopo aver morso l’animale.

Molecole più diffuse

Tra le più utilizzate troviamo le isoxazoline.

Vantaggi

  • Grande praticità.
  • Efficacia molto elevata.
  • Nessun residuo sulla pelle.
  • Non risentono di bagni o shampoo.
  • Durata spesso prolungata.
  • Ottima compliance del proprietario.

Svantaggi

  • Il parassita deve generalmente pungere.
  • Alcuni prodotti non hanno effetto repellente.
  • Possibili disturbi gastrointestinali.
  • Rari effetti neurologici in soggetti predisposti.
  • Non sempre facilmente somministrabili nei gatti.

Aspetto scientifico importante

Le isoxazoline hanno rivoluzionato la medicina veterinaria grazie alla loro elevata efficacia contro pulci e zecche. Tuttavia, EMA e FDA hanno segnalato la possibilità di eventi neurologici rari ma possibili, soprattutto in animali predisposti. Questo non significa che siano prodotti “pericolosi”, ma che devono essere usati con criterio medico.  

3. Collari antiparassitari: ancora utilissimi o ormai superati?

Cosa sono

Rilasciano lentamente sostanze antiparassitarie attraverso il mantello e il film lipidico cutaneo.

Durata

Possono durare:
  • 4 mesi;
  • 6 mesi;
  • fino a 8 mesi.

Vantaggi

  • Durata molto lunga.
  • Ottima prevenzione continuativa.
  • Buon effetto repellente in alcuni prodotti.
  • Utili nelle zone ad alto rischio di leishmaniosi.

Svantaggi

  • Possibili dermatiti da contatto.
  • Alcuni animali li tollerano poco.
  • Rischio di perdita o rottura.
  • Necessitano di corretta vestibilità.
  • Minore praticità in animali che fanno spesso il bagno.

Aspetto scientifico importante

I collari con effetto repellente possono ridurre il rischio di puntura da parte dei flebotomi, elemento fondamentale nella prevenzione della leishmaniosi.  

4. Spray antiparassitari

Cosa sono

Prodotti da nebulizzare direttamente sul mantello.

Vantaggi

  • Azione rapida.
  • Utili nei cuccioli molto piccoli.
  • Possibilità di trattare rapidamente infestazioni importanti.

Svantaggi

  • Applicazione spesso difficile.
  • Stressante per molti animali.
  • Copertura talvolta non uniforme.
  • Durata generalmente breve.

5. Shampoo antiparassitari

Cosa sono

Shampoo contenenti sostanze antiparassitarie.

Vantaggi

  • Utili come supporto iniziale.
  • Possono aiutare in infestazioni massive.
  • Effetto detergente.

Svantaggi

  • Protezione molto limitata nel tempo.
  • Non sufficienti come unica prevenzione.
  • Alcuni possono irritare la cute.

Errore comune

Molti proprietari pensano che lo shampoo “sostituisca” l’antiparassitario mensile: nella maggior parte dei casi non è così.  

Antiparassitari naturali: soluzione intelligente o semplice illusione?

È un tema molto discusso. Prodotti a base di:
  • oli essenziali;
  • neem;
  • geraniolo;
  • citronella;
  • lavanda;
  • estratti vegetali;
vengono spesso proposti come alternative “più sicure”.

La realtà scientifica

Alcune sostanze vegetali possono avere un effetto repellente lieve o moderato. Tuttavia:
  • l’efficacia è generalmente inferiore ai farmaci veterinari;
  • la durata è più breve;
  • mancano spesso studi clinici solidi;
  • non sempre sono innocui.

Attenzione agli oli essenziali

Molti oli essenziali possono essere tossici, soprattutto nel gatto. Il gatto ha una capacità limitata di metabolizzare alcune sostanze aromatiche. Per questo motivo “naturale” non significa automaticamente “sicuro”.  

Antiparassitari sistemici vs repelllenti: qual è la differenza?

Prodotti sistemici

Agiscono dopo il morso del parassita. Esempio tipico: molte compresse.

Pro

  • Altissima efficacia nell’uccidere il parassita.
  • Grande praticità.
  • Efficacia stabile.

Contro

  • Il parassita deve mordere.
  • Non impediscono sempre la trasmissione immediata di alcune malattie.

Prodotti repellenti

Tendono a tenere lontano il parassita prima del morso.

Pro

  • Importanti contro le malattie trasmesse da vettori.
  • Utili contro flebotomi e zanzare.

Contro

  • Talvolta meno “potenti” nell’eliminazione rapida.
  • Alcuni perdono efficacia con bagni frequenti.

Effetti collaterali: quanto bisogna preoccuparsi davvero?

Ogni farmaco può avere effetti indesiderati. Gli antiparassitari moderni sono generalmente molto sicuri quando:
  • vengono prescritti correttamente;
  • si usa il dosaggio corretto;
  • si rispettano specie e peso.

Effetti collaterali più comuni

Spot-on

  • irritazione cutanea;
  • prurito;
  • pelo untuoso;
  • ipersalivazione se leccati.

Compresse

  • vomito;
  • diarrea;
  • abbattimento;
  • raramente segni neurologici.

Collari

  • dermatite locale;
  • perdita di pelo;
  • fastidio meccanico.

Attenzione alle specie: il gatto non è un piccolo cane

Alcune molecole sicure nel cane possono essere gravemente tossiche nel gatto. Il caso più noto è la permetrina.

Tossicità da permetrina nel gatto

Può causare:
  • tremori;
  • convulsioni;
  • ipertermia;
  • morte.
Molti casi avvengono perché il proprietario applica erroneamente un prodotto per cani sul gatto. È fondamentale spiegare sempre questo rischio.  

Quindi… qual è davvero il miglior antiparassitario?

La risposta corretta è: dipende.

Esempi pratici

Cane che vive in città e fa pochi bagni

Potrebbe gestirsi bene con:
  • spot-on;
  • compressa mensile.

Cane che nuota spesso

Le compresse possono essere più pratiche.

Cane in zona endemica per leishmaniosi

Spesso è importante associare:
  • effetto repellente;
  • protezione continuativa.

Gatto che vive in casa

Il rischio è minore, ma non nullo. Le pulci possono entrare anche in appartamento.  

Errori molto comuni dei proprietari

“Lo uso solo d’estate”

Molti parassiti sono ormai presenti tutto l’anno, soprattutto con gli inverni miti.

“Se non vedo pulci non serve”

Spesso le infestazioni iniziano prima che il proprietario se ne accorga.

“Naturale = sicuro”

Non è vero.

“Una dose basta per mesi”

Ogni prodotto ha una durata precisa.

“Posso usare lo stesso prodotto per cane e gatto”

Assolutamente no.

Conclusioni: paura o prevenzione intelligente?

Gli antiparassitari sono uno strumento fondamentale della medicina preventiva veterinaria. Oggi abbiamo a disposizione prodotti molto efficaci e generalmente sicuri, ma nessuno è privo di limiti. La scelta dovrebbe sempre basarsi su:
  • valutazione del rischio;
  • stile di vita dell’animale;
  • area geografica;
  • presenza di malattie endemiche;
  • caratteristiche del singolo paziente.
Il compito del veterinario non è soltanto “prescrivere un prodotto”, ma aiutare il proprietario a capire:
  • perché usarlo;
  • come usarlo;
  • quali aspettative avere;
  • quali rischi evitare.
Una prevenzione corretta non significa usare “il prodotto più forte”, ma usare il prodotto giusto nel paziente giusto.

Il grain free fa bene a tutti i cani? La risposta scientifica

Negli ultimi anni gli alimenti “grain free”, cioè senza cereali, sono diventati estremamente popolari nel mondo pet. Molti proprietari li scelgono pensando che siano più naturali, più sani o più adatti alla fisiologia del cane.

Ma è davvero così?

La risposta breve è: non necessariamente.
Una dieta grain free può essere utile in alcuni casi specifici, ma non rappresenta automaticamente la scelta migliore per tutti i cani.

Cosa significa davvero “grain free”?

Un alimento grain free è formulato senza cereali come:

  • grano
  • mais
  • riso
  • orzo
  • avena

Per sostituire queste fonti di carboidrati, spesso vengono utilizzati:

  • patate
  • piselli
  • lenticchie
  • ceci
  • altri legumi

È importante capire che “grain free” non significa “senza carboidrati” e nemmeno “più ricco di carne”.

I cereali fanno male ai cani?

Uno dei miti più diffusi è che i cereali siano dannosi o innaturali per il cane. In realtà, i cani hanno sviluppato nel tempo una buona capacità di digerire gli amidi.

Se ben formulati, i cereali possono fornire:

  • energia facilmente disponibile
  • fibre utili alla digestione
  • vitamine e minerali

Il problema non è la presenza del cereale in sé, ma la qualità complessiva della dieta.

Le allergie ai cereali sono davvero comuni?

Molti proprietari passano al grain free pensando di risolvere prurito o problemi intestinali. Tuttavia, le vere allergie ai cereali nel cane sono relativamente rare.

Le allergie alimentari più frequenti riguardano invece proteine come:

  • pollo
  • manzo
  • latticini

Per questo motivo eliminare i cereali senza una diagnosi precisa spesso non porta benefici reali.


Grain free e salute cardiaca: cosa sappiamo oggi

Negli ultimi anni la comunità veterinaria ha approfondito il possibile legame tra alcune diete grain free e casi di cardiomiopatia dilatativa (DCM), una malattia cardiaca che può essere grave.

Gli studi hanno osservato che alcuni alimenti:

  • molto ricchi di legumi
  • formulati in modo non equilibrato
  • prodotti da aziende con scarsa ricerca nutrizionale

potrebbero essere associati a un aumento del rischio in alcuni cani predisposti.

È importante però chiarire un punto fondamentale:

Non tutti gli alimenti grain free sono pericolosi.

La ricerca è ancora in evoluzione e il problema sembra riguardare soprattutto formulazioni specifiche, non l’assenza di cereali in generale.

Quando una dieta grain free può avere senso

In alcuni casi il veterinario può consigliare una dieta senza cereali, ad esempio:

  • sospetta sensibilità alimentare
  • protocolli nutrizionali specifici
  • necessità cliniche particolari

La scelta dovrebbe sempre basarsi sul singolo paziente:

  • età
  • razza
  • stato di salute
  • livello di attività
  • eventuali patologie

Come scegliere un buon alimento per il proprio cane

Più che cercare l’etichetta “grain free”, è importante valutare:

  • qualità degli ingredienti
  • bilanciamento nutrizionale
  • presenza di studi scientifici
  • affidabilità dell’azienda produttrice
  • formulazione supervisionata da nutrizionisti veterinari

Le mode alimentari non sempre coincidono con ciò che è realmente utile per la salute dell’animale.

Conclusione

Il grain free non è automaticamente migliore, così come i cereali non sono automaticamente dannosi.

Ogni cane è un individuo con esigenze specifiche, e l’alimentazione ideale deve essere scelta in modo personalizzato, basandosi su evidenze scientifiche e valutazione veterinaria.

Prima di cambiare dieta al proprio animale, è sempre consigliabile confrontarsi con il veterinario di fiducia.

Le razze di cani che soffrono di più il caldo

Con l’aumento delle temperature estive, il rischio di problemi legati al caldo nei cani cresce in modo significativo. Tuttavia, non tutti i cani reagiscono allo stesso modo: alcune razze possiedono caratteristiche anatomiche e fisiologiche che rendono molto più difficile la termoregolazione.

Questo significa che, in determinate condizioni ambientali, il loro organismo può andare rapidamente incontro a ipertermia e colpo di calore, una condizione medica potenzialmente fatale.

Comprendere quali cani sono più vulnerabili e perché lo sono è fondamentale per prevenire emergenze veterinarie sempre più frequenti durante i mesi estivi.

Come i cani regolano la temperatura corporea

A differenza dell’uomo, il cane possiede un numero molto limitato di ghiandole sudoripare funzionali. La dispersione del calore avviene principalmente attraverso:

  • ansimazione (panting),
  • evaporazione dalle mucose respiratorie,
  • vasodilatazione periferica,
  • minima sudorazione tramite i polpastrelli.

L’ansimazione rappresenta il principale meccanismo di raffreddamento. Durante questo processo, l’aria passa rapidamente sulle superfici umide delle vie respiratorie superiori, favorendo la dispersione di calore tramite evaporazione.

Quando questo sistema diventa inefficiente — per motivi anatomici, ambientali o patologici — la temperatura corporea può aumentare rapidamente oltre i valori fisiologici.

La temperatura normale del cane varia generalmente tra:

  • 38°C e 39,2°C.

Oltre i 40°C iniziano a comparire alterazioni sistemiche importanti. Sopra i 41°C il rischio di danno multiorgano diventa molto elevato.

I fattori che aumentano il rischio di sofferenza da caldo

Le principali condizioni predisponenti includono:

  • sindrome brachicefalica,
  • obesità,
  • mantello molto fitto,
  • elevata massa corporea,
  • patologie cardiache o respiratorie,
  • età avanzata,
  • umidità ambientale elevata,
  • scarsa acclimatazione.

Alcune razze concentrano più fattori di rischio contemporaneamente.

1. Bulldog Francese: il rischio legato alla sindrome brachicefalica

Il Bulldog Francese è una delle razze più predisposte all’ipertermia.

La conformazione brachicefalica comporta:

  • stenosi delle narici,
  • palato molle allungato,
  • turbinati nasali compressi,
  • riduzione del calibro delle vie aeree.

Queste alterazioni ostacolano il passaggio dell’aria e riducono drasticamente l’efficienza dell’ansimazione come meccanismo di raffreddamento.

In condizioni di caldo o stress, il cane deve aumentare lo sforzo respiratorio per dissipare calore. Questo comporta:

  • maggiore consumo di ossigeno,
  • incremento della produzione metabolica di calore,
  • possibile edema delle vie respiratorie superiori.

Si crea quindi un circolo vizioso che può culminare rapidamente in insufficienza respiratoria e collasso.

Segni clinici iniziali

  • tachipnea intensa,
  • rumori respiratori accentuati,
  • cianosi delle mucose,
  • ipersalivazione,
  • agitazione.
 

2. Carlino: ridotta efficienza respiratoria e scarsa tolleranza termica

Anche il Carlino presenta una severa predisposizione anatomica alle difficoltà respiratorie.

Numerosi soggetti mostrano:

  • ridotta ventilazione,
  • intolleranza all’esercizio,
  • episodi di distress respiratorio anche moderato.

Nel cane brachicefalo, l’umidità elevata peggiora ulteriormente la capacità di evaporazione delle mucose respiratorie. Per questo motivo il rischio non dipende soltanto dalla temperatura ambientale, ma anche dal tasso di umidità.

Un Carlino può andare incontro a colpo di calore anche con temperature non estreme se:

  • svolge attività fisica,
  • resta in ambienti poco ventilati,
  • viene esposto al sole diretto.
 

3. Chow Chow: il ruolo del mantello e della dispersione termica

Il Chow Chow possiede un mantello doppio molto denso, selezionato originariamente per climi rigidi.

Questo tipo di pelo:

  • trattiene efficacemente il calore corporeo,
  • limita la dispersione termica,
  • riduce la ventilazione cutanea.

In presenza di temperature elevate, il cane può accumulare calore più rapidamente rispetto a razze a pelo corto.

Inoltre, il Chow Chow presenta frequentemente:

  • ridotta tolleranza allo sforzo,
  • carattere sedentario,
  • predisposizione a sovrappeso.

Tutti elementi che aumentano ulteriormente il rischio termico.

Tosatura: utile o no?

La tosatura completa non sempre rappresenta la soluzione ideale.

Il mantello doppio svolge anche una funzione isolante contro:

  • raggi UV,
  • calore diretto.

Una rasatura eccessiva può alterare la fisiologia cutanea e aumentare il rischio di dermatiti e ustioni.

4. Husky Siberiano: adattamento climatico e stress da calore

L’Husky Siberiano è geneticamente selezionato per lavorare in ambienti freddi e secchi.

Nonostante il mantello possieda capacità isolanti, l’adattamento fisiologico della razza resta orientato verso:

  • dispersione lenta del calore,
  • elevata resistenza al freddo,
  • metabolismo efficiente in basse temperature.

Negli ambienti urbani moderni, soprattutto in presenza di:

  • asfalto,
  • afa,
  • scarsa ventilazione,
  • attività intensa,

l’Husky può andare incontro a stress termico significativo.

L’errore più comune consiste nel sottovalutare i segnali iniziali perché il cane appare “forte” o atletico.

5. San Bernardo: massa corporea e produzione metabolica di calore

Le razze giganti come il San Bernardo presentano un rapporto superficie-volume sfavorevole alla dispersione termica.

In pratica:

  • producono molto calore metabolico,
  • dissipano calore più lentamente,
  • richiedono maggiore lavoro cardiovascolare durante il raffreddamento.

In presenza di obesità il rischio aumenta ulteriormente.

Nei soggetti anziani possono inoltre coesistere:

  • cardiopatie,
  • osteoartrosi,
  • ridotta efficienza respiratoria.

Questo rende il caldo particolarmente pericoloso anche in condizioni apparentemente moderate.

Colpo di calore: cosa accade nell’organismo

Il colpo di calore è una condizione sistemica acuta causata dall’incapacità dell’organismo di dissipare il calore accumulato.

L’ipertermia provoca:

  • danno cellulare diretto,
  • alterazione delle proteine,
  • infiammazione sistemica,
  • disfunzione endoteliale,
  • disturbi della coagulazione.

Gli organi più colpiti sono:

  • cervello,
  • fegato,
  • reni,
  • polmoni,
  • intestino.

Nei casi gravi possono comparire:

  • convulsioni,
  • edema cerebrale,
  • CID (coagulazione intravascolare disseminata),
  • insufficienza multiorgano.
 

I segnali clinici da riconoscere subito

I sintomi iniziali includono:

  • ansimazione intensa,
  • irrequietezza,
  • ipersalivazione,
  • tachicardia,
  • debolezza.

Con il peggioramento possono comparire:

  • vomito,
  • diarrea,
  • collasso,
  • mucose violacee,
  • alterazioni neurologiche,
  • perdita di coscienza.

Il colpo di calore rappresenta sempre un’emergenza veterinaria.

Prevenzione: le misure realmente efficaci

Le principali strategie preventive comprendono:

Evitare esercizio nelle ore calde

Le passeggiate dovrebbero essere limitate:

  • al mattino presto,
  • alla sera.

Ridurre l’attività fisica intensa

Particolarmente nei cani brachicefali e nelle razze giganti.

Garantire ventilazione adeguata

L’umidità elevata riduce drasticamente l’efficienza dell’ansimazione.

Controllare il peso corporeo

L’obesità aumenta la produzione metabolica di calore.

Non lasciare mai il cane in automobile

Anche pochi minuti possono causare un incremento termico fatale.

Conclusioni

La sensibilità al caldo nei cani non dipende soltanto dalla temperatura ambientale, ma soprattutto dalle caratteristiche anatomiche e fisiologiche della singola razza.

I cani brachicefali, le razze giganti e quelle selezionate per climi freddi presentano un rischio significativamente maggiore di sviluppare stress termico e colpo di calore.

Riconoscere precocemente i segnali clinici e comprendere i meccanismi fisiopatologici alla base dell’ipertermia è essenziale per prevenire conseguenze potenzialmente gravi.

In medicina veterinaria, la prevenzione del colpo di calore resta ancora oggi il trattamento più efficace.

Gli errori più comuni che facciamo con i nostri cani

Introduzione

Chi vive con un cane lo sa: diventa parte della famiglia, spesso al centro delle nostre attenzioni quotidiane. Proprio per questo, molti comportamenti che adottiamo nascono dall’affetto… ma non sempre sono davvero benefici per lui.

Nella pratica veterinaria, esistono alcuni errori molto diffusi. Non perché i proprietari siano disattenti, ma perché alcune informazioni sono poco conosciute o interpretate in modo scorretto.

Vediamoli insieme, con un obiettivo semplice: migliorare il benessere del cane attraverso una maggiore consapevolezza.

Dare cibo dalla tavola: un gesto affettuoso, ma rischioso

Quante volte succede? Uno sguardo insistente mentre mangiamo, e alla fine “solo un pezzettino” glielo concediamo.

Questo comportamento, apparentemente innocuo, può però avere diverse conseguenze. Non solo favorisce squilibri nutrizionali e aumento di peso, ma espone anche il cane a sostanze potenzialmente tossiche presenti in alimenti comuni, come cipolla, aglio, uva o cioccolato.

Inoltre, si rinforza un’abitudine difficile da correggere: il cane impara ad aspettarsi cibo dal tavolo, aumentando comportamenti insistenti.

Una dieta equilibrata e specifica per lui resta sempre la scelta più sicura.

Movimento insufficiente: non è solo una questione di “uscire”

Spesso si pensa che basti portare il cane fuori per i bisogni. In realtà, il movimento è molto più di questo: è una necessità fisica e mentale.

Un’attività insufficiente può portare a aumento di peso, irrequietezza e comportamenti distruttivi. Ma soprattutto può generare accumulo di stress.

Ogni cane ha esigenze diverse in base a età, razza e caratteristiche individuali, ma una cosa è certa: l’attività quotidiana è fondamentale per il suo equilibrio.

Regole poco chiare: quando la confusione diventa stress

Uno degli errori più sottovalutati riguarda la coerenza.

Se un giorno permettiamo al cane di salire sul divano e il giorno dopo lo rimproveriamo per lo stesso comportamento, dal suo punto di vista non esiste una regola comprensibile.

Questo può generare confusione, difficoltà nell’apprendimento e comportamenti incoerenti.

I cani apprendono attraverso ripetizione e prevedibilità. Per questo, regole semplici e costanti aiutano molto più di quanto si pensi.

Umanizzare il cane: quando l’affetto porta a fraintendimenti

Attribuire al cane emozioni e intenzioni umane è molto comune. Espressioni come “lo fa per dispetto” o “è geloso” fanno parte del linguaggio quotidiano.

Dal punto di vista scientifico, però, il comportamento del cane è legato a stati emotivi immediati, apprendimento e ambiente, non a concetti complessi come vendetta o ripicca.

Questa interpretazione può portare a risposte inappropriate e a una gestione meno efficace.

Comprendere il cane per quello che è, e non per come lo immaginiamo, migliora significativamente la relazione.

Stimolazione mentale: il bisogno invisibile

Un cane può fare movimento… ma annoiarsi comunque.

La stimolazione mentale è spesso trascurata, eppure è essenziale. In sua assenza possono comparire comportamenti ripetitivi, iperattività o una continua ricerca di attenzione.

Attività semplici come giochi di problem solving, ricerca olfattiva o variazioni nell’ambiente quotidiano possono fare una grande differenza.

Non serve fare di più, ma fare meglio.

I segnali di stress: un linguaggio che spesso non vediamo

I cani comunicano continuamente, ma raramente in modo evidente.

Molti segnali di disagio sono sottili: leccarsi le labbra, sbadigliare fuori contesto, irrigidirsi o distogliere lo sguardo.

Questi segnali vengono spesso ignorati, ma sono fondamentali. Riconoscerli permette di intervenire prima che il disagio aumenti e si trasformi in comportamenti più problematici.

È uno degli strumenti più importanti per prevenire difficoltà comportamentali.

Il veterinario solo quando serve? Meglio prevenire

Molti proprietari si rivolgono al veterinario solo in presenza di sintomi evidenti.

Tuttavia, molte patologie — così come alcuni disturbi comportamentali — iniziano in modo graduale e poco visibile.

Controlli regolari permettono di individuare problemi precocemente, migliorare la qualità e la durata della vita e ricevere indicazioni personalizzate.

La prevenzione resta uno degli strumenti più efficaci, ma anche più sottovalutati.

Conclusione

La maggior parte degli errori che facciamo con i nostri cani nasce da buone intenzioni. Non si tratta di essere perfetti, ma di comprendere meglio i loro bisogni reali.

Piccoli cambiamenti nella gestione quotidiana possono avere un impatto significativo sul loro benessere.

E, di conseguenza, anche sulla qualità della relazione che costruiamo con loro ogni giorno.