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Autore: silvia

L’osteoartrosi nel cane e nel gatto

L’osteoartrosi (OA) è una patologia degenerativa cronica delle articolazioni sinoviali, caratterizzata dalla progressiva distruzione della cartilagine articolare, dalla formazione di osteofiti periarticolari e da una risposta infiammatoria a livello della membrana sinoviale. Tale condizione comporta dolore persistente e disfunzione articolare, compromettendo la mobilità e la qualità di vita dell’animale.

Eziopatogenesi e fattori predisponenti

L’osteoartrosi può essere classificata in primaria e secondaria. La forma primaria è meno comune negli animali da compagnia e si sviluppa con l’invecchiamento a causa del fisiologico deterioramento della cartilagine articolare. La forma secondaria, più diffusa, è correlata a condizioni predisponenti quali:
  • Displasie articolari congenite (es. displasia dell’anca, del gomito e della rotula nel cane)
  • Traumi articolari pregressi con alterazioni biomeccaniche permanenti
  • Sovrappeso e obesità, che aumentano il carico articolare e favoriscono il danno cartilagineo
  • Malattie infiammatorie articolari (es. artrite settica, artrite immunomediata)
  • Predisposizione genetica in alcune razze canine e feline (es. Labrador Retriever, Pastore Tedesco, Maine Coon)

Sintomatologia clinica

L’osteoartrosi si manifesta con segni clinici progressivi che variano in base alla gravità della degenerazione articolare. I principali sintomi includono:
  • Rigidità articolare e difficoltà motorie, particolarmente evidenti al risveglio o dopo periodi di inattività (fenomeno dello “start-up”)
  • Zoppia intermittente o persistente, che peggiora con l’attività fisica
  • Dolore articolare alla palpazione e manipolazione, con reazioni di difesa
  • Atrofia muscolare, in particolare nelle aree coinvolte a causa del ridotto utilizzo degli arti
  • Ridotta attività fisica e alterazioni comportamentali, con apatia, irritabilità e minore interazione sociale
Nei gatti, la sintomatologia può essere più subdola e manifestarsi con riluttanza a saltare, postura rigida, ridotta toelettatura e maggiore sedentarietà.

Gestione terapeutica

Poiché l’osteoartrosi è una patologia irreversibile e progressiva, la gestione terapeutica mira a ridurre il dolore, rallentare la degenerazione articolare e migliorare la funzionalità articolare attraverso un approccio multimodale.

Terapie farmacologiche

  • Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS): inibitori selettivi e non selettivi della cicloossigenasi (es. carprofene, meloxicam, firocoxib) per il controllo del dolore e dell’infiammazione
  • Analgesici di supporto: tramadolo, gabapentin o amantadina, utilizzati per il dolore neuropatico e cronico
  • Condroprotettori e nutraceutici: glucosamina, condroitina solfato, acido ialuronico, omega-3 e curcuminoidi per il supporto metabolico della cartilagine
  • Terapie biologiche avanzate: infiltrazioni intra-articolari con plasma ricco di piastrine (PRP), acido ialuronico o cellule staminali mesenchimali
  • Anticorpi monoclonali: recentemente, gli anticorpi monoclonali anti-NGF (nerve growth factor) come il frunevetmab nei gatti e il bedinvetmab nei cani sono stati introdotti come opzioni terapeutiche innovative per il controllo del dolore osteoartrosico, fornendo un’azione analgesica prolungata senza gli effetti collaterali tipici dei FANS.

Terapie fisiche e riabilitative

  • Fisioterapia e riabilitazione motoria: esercizi passivi e attivi per migliorare la propriocezione e il tono muscolare
  • Idroterapia: esercizi in acqua per ridurre il carico articolare e migliorare la mobilità
  • Laserterapia e ultrasuonoterapia: tecniche adiuvanti per ridurre il dolore e l’infiammazione

Gestione ambientale e nutrizionale

  • Controllo del peso corporeo: riduzione dell’apporto calorico e utilizzo di diete specifiche per pazienti affetti da osteoartrosi
  • Modifiche ambientali: utilizzo di superfici antiscivolo, letti ortopedici e rampe per ridurre lo stress articolare

Indicazioni per i proprietari

  • Monitorare attentamente i cambiamenti nella locomozione e nel comportamento dell’animale
  • Seguire scrupolosamente le terapie farmacologiche prescritte dal veterinario
  • Evitare movimenti bruschi e attività fisiche intense
  • Offrire un ambiente favorevole con superfici adeguate e un riposo confortevole
L’osteoartrosi è una condizione che richiede una gestione a lungo termine, ma un trattamento multimodale adeguato può migliorare significativamente la qualità di vita degli animali affetti.

Il Golden retriever

Caratteristiche fisiche

Il Golden Retriever è una razza di taglia media-grande, caratterizzata da un corpo armonioso e muscoloso. L’altezza al garrese varia dai 51 ai 61 cm, con un peso che oscilla tra i 25 e i 34 kg a seconda del sesso. Il manto è lungo, fitto e impermeabile, con sfumature dorate che possono variare dal crema chiaro al dorato intenso. Le orecchie sono di media grandezza e pendenti, gli occhi scuri esprimono dolcezza e intelligenza, mentre la coda, portata alta ma mai arricciata, contribuisce al suo aspetto elegante.

Carattere e temperamento

Il Golden Retriever è famoso per il suo carattere docile, affettuoso e socievole. Estremamente intelligente e desideroso di compiacere il proprietario, è una delle razze più facili da addestrare. Adatto sia alle famiglie che a chi cerca un cane per attività sportive, il Golden Retriever eccelle in discipline come l’‘agility, il retrieving (riporto) e il lavoro in acqua. Questa razza è molto adatta ai bambini e interagisce bene con altri animali, grazie al suo temperamento equilibrato e alla sua tolleranza. Tuttavia, è un cane che ha bisogno di attenzioni, interazione e attività fisica regolare per mantenere il benessere psicofisico.

Patologie della razza

Il Golden Retriever è generalmente una razza robusta, ma è predisposto a diverse condizioni patologiche, tra cui:
  • Displasia dell’anca e del gomito: una patologia ortopedica ereditaria che può causare dolori e difficoltà nei movimenti.
  • Malattie cardiache, in particolare la stenosi aortica subvalvolare (SAS).
  • Patologie oculari, tra cui cataratta, atrofia progressiva della retina (PRA) e distichiasi.
  • Problemi dermatologici come dermatiti allergiche e piodermiti.
  • Tendenza a sviluppare tumori, in particolare il linfoma e l’emangiosarcoma.
Per prevenire e gestire queste condizioni, è fondamentale affidarsi a un veterinario esperto per controlli periodici e adottare uno stile di vita sano per il cane.

Consigli per il proprietario

Se desideri accogliere un Golden Retriever nella tua famiglia, ecco alcuni consigli essenziali:
  1. Alimentazione equilibrata: scegli un cibo di alta qualità e bilanciato per evitare problemi di obesità, frequente in questa razza.
  2. Attività fisica regolare: passeggiate quotidiane, nuoto e giochi interattivi sono fondamentali per mantenerlo in salute e stimolato mentalmente.
  3. Cura del mantello: spazzolature frequenti (almeno 2-3 volte a settimana) per ridurre la perdita di pelo e prevenire la formazione di nodi.
  4. Educazione e socializzazione: iniziare fin da cucciolo con un addestramento positivo favorisce un comportamento equilibrato e gestibile.
  5. Visite veterinarie periodiche: screening per le malattie ereditarie e vaccinazioni aggiornate per garantire una vita lunga e sana.
Il Golden Retriever è un compagno straordinario, capace di regalare amore e fedeltà incondizionata. Con la giusta cura e attenzione, può vivere in media tra i 10 e i 12 anni, accompagnando il proprietario in ogni momento della vita con la sua dolcezza e il suo entusiasmo contagioso.

Consigli per scegliere l’antiparassitario per il tuo animale

La profilassi antiparassitaria è un elemento cardine nella medicina veterinaria preventiva per cani e gatti. Gli antiparassitari si suddividono in prodotti ad azione ectoparassicida (contro pulci, zecche, pidocchi, flebotomi) ed endoparassicida (contro nematodi, cestodi, protozoi e filarie). La selezione del prodotto più idoneo deve basarsi su un’analisi approfondita dei principi attivi, dello spettro d’azione, della modalità di somministrazione e delle possibili controindicazioni.

1. Antiparassitari in collare

I collari antiparassitari funzionano attraverso il rilascio graduale di principi attivi lipofili che si distribuiscono sul film lipidico cutaneo per trasudazione o sublimazione, garantendo un effetto repellente e insetticida. Principi attivi comuni:
  • Deltametrina: piretroide con azione insetticida e acaricida, blocca i canali del sodio degli ectoparassiti, provocando paralisi e morte.
  • Flumetrina: piretroide con elevata affinità per i neuroni degli insetti, con azione neurotossica selettiva.
  • Imidacloprid + Flumetrina: sinergia di un neonicotinoide e di un piretroide per un ampio spettro d’azione su pulci e zecche.
Vantaggi:
  • Protezione prolungata (3-8 mesi, a seconda della formulazione).
  • Modalità d’uso semplice, senza necessità di applicazioni frequenti.
  • Protezione nei confronti di vettori di malattie come la leishmaniosi.
Svantaggi:
  • Possibili reazioni cutanee locali.
  • Efficacia ridotta in animali esposti frequentemente all’acqua.
  • Non indicato per soggetti con dermatiti atopiche o sensibilità cutanea.

2. Antiparassitari spot-on (fialette)

Le formulazioni spot-on sfruttano principi attivi liposolubili che si diffondono nel sebo cutaneo, garantendo protezione sia sistemica che locale contro ectoparassiti. Principi attivi comuni:
  • Fipronil: inibitore del canale del cloro mediato dal GABA, provoca ipereccitazione neuronale e morte dei parassiti.
  • Selamectina: lattonamacrociclica con attività su ectoparassiti e alcuni endoparassiti (Dirofilaria immitis, Toxocara cati).
  • Imidacloprid: neonicotinoide che blocca i recettori nicotinici dell’acetilcolina degli insetti.
  • Moxidectina: lattonamacrociclica con azione sistemica su nematodi e filarie.
  • Permetrina: piretroide neurotossico con azione repellente (tossico per i gatti!).
Vantaggi:
  • Protezione mensile e applicazione rapida.
  • Non richiede ingestione del principio attivo.
  • Alcune formulazioni offrono protezione combinata contro ecto- ed endoparassiti.
Svantaggi:
  • Efficacia ridotta in caso di bagni frequenti con shampoo.
  • Possibili reazioni cutanee locali (eritema, prurito, dermatiti da contatto).
  • Alcuni principi attivi, come la permetrina, sono altamente tossici per i gatti.

3. Antiparassitari orali (compresse)

Le compresse antiparassitarie contengono molecole che, una volta assorbite, si distribuiscono nel circolo ematico e agiscono a livello sistemico, determinando la morte del parassita al momento del pasto ematico. Principi attivi comuni:
  • Afoxolaner, Fluralaner, Sarolaner, Lotilaner: isossazolidi che inibiscono i canali del cloro GABA-dipendenti e glutammato-dipendenti degli ectoparassiti.
  • Milbemicina oxima, Ivermectina, Moxidectina: lattonamacrocicliche con attività antiparassitaria sistemica su nematodi e filarie.
  • Lufenuron: inibitore della chitina, interferisce con la crescita e lo sviluppo delle pulci.
Vantaggi:
  • Azione rapida e persistente, indipendente dall’esposizione all’acqua o dai bagni.
  • Nessun rischio di trasferimento del principio attivo a contatto con altri animali o persone.
  • Alta efficacia nel trattamento delle infestazioni attive.
Svantaggi:
  • Assenza di effetto repellente: il parassita deve pungere l’ospite per essere esposto alla molecola.
  • Possibili effetti collaterali gastrointestinali (vomito, diarrea, anoressia).
  • Richiede somministrazione periodica (mensile o trimestrale).

Consigli per i proprietari

  1. Valutare il rischio parassitario locale: la scelta dell’antiparassitario deve basarsi sulla distribuzione epidemiologica delle malattie parassitarie nella regione.
  2. Consultare sempre il medico veterinario: alcuni principi attivi possono essere inadatti a cuccioli, animali anziani o con patologie preesistenti.
  3. Preferire prodotti combinati: in zone ad alto rischio, l’uso di prodotti con azione su ecto- ed endoparassiti è raccomandato.
  4. Monitorare reazioni avverse: eventuali segni di intolleranza (vomito, letargia, reazioni cutanee) devono essere segnalati al veterinario.
  5. Integrare con misure ambientali: la gestione igienica dell’ambiente domestico (aspirazione regolare, utilizzo di insetticidi ambientali) è essenziale per prevenire reinfestazioni.

Conclusione

La protezione parassitaria nei cani e nei gatti è fondamentale per la salute dell’animale e per la prevenzione delle zoonosi. La selezione dell’antiparassitario deve essere basata su un’analisi razionale del principio attivo, della modalità di somministrazione e delle necessità specifiche dell’animale. La consulenza veterinaria è indispensabile per ottimizzare la strategia antiparassitaria e minimizzare il rischio di effetti avversi.

Scottish Fold

La Cistite Idiopatica Felina

La cistite idiopatica felina (CIF) è una patologia del tratto urinario inferiore del gatto caratterizzata da infiammazione della vescica senza una causa infettiva o strutturale evidente. Rientra nella sindrome urologica felina (FLUTD – Feline Lower Urinary Tract Disease) ed è una delle cause più comuni di disuria nei gatti adulti, soprattutto nei soggetti giovani e di mezza età.    

Cause e Fattori Predisponenti

  Il termine “idiopatica” indica che la causa esatta della CIF non è nota, ma è ampiamente accettato che si tratti di una malattia multifattoriale con una forte componente neurogena e di stress. Tra i principali fattori predisponenti troviamo:
  •  Stress ambientale: cambiamenti nella routine, traslochi, introduzione di nuovi animali o persone in casa.
  •  Sedentarietà e obesità: gatti poco attivi e in sovrappeso hanno un rischio maggiore.
  •  Bassa assunzione di acqua: una dieta prevalentemente secca può favorire una maggiore concentrazione urinaria.
  •  Disfunzione dell’epitelio vescicale: alterazioni della barriera protettiva della vescica possono esporre la mucosa agli effetti irritanti dell’urina.
  •  Alterazioni del sistema nervoso autonomo: si ritiene che gatti affetti da CIF abbiano una disregolazione del sistema nervoso simpatico, con una risposta esagerata agli stimoli stressanti.
 

Sintomi

  I segni clinici della CIF sono comuni ad altre patologie del tratto urinario inferiore, tra cui calcoli o infezioni, e comprendono:
  •  Disuria (difficoltà a urinare)
  •  Pollachiuria (aumento della frequenza delle minzioni)
  •  Stranguria (sforzo durante la minzione)
  •  Ematuria (presenza di sangue nelle urine)
  •  Periuria (minzione fuori dalla lettiera)
  •  Leccamento eccessivo della zona perineale per alleviare il disagio
  •  Dolore addominale e possibile atteggiamento di disagio o aggressività
  •  Ostruzione uretrale nei casi più gravi, soprattutto nei gatti maschi, che può portare a ritenzione urinaria acuta e insufficienza renale postrenale, rappresentando un’emergenza veterinaria.
 

Diagnosi

  La diagnosi di CIF è di esclusione e si basa su anamnesi, esame clinico e test diagnostici volti a escludere altre patologie. Gli esami principali includono:
  •  Esame delle urine: solitamente mostra ematuria, proteinuria e talvolta cristalluria, ma senza segni di infezione batterica.
  •  Urinocoltura: negativa in assenza di infezione batterica concomitante.
  •  Esame radiografico e/o ecografico: utile per escludere calcoli, neoplasie o altre anomalie strutturali.
  •  Cistoscopia (nei casi selezionati): può evidenziare alterazioni dell’urotelio e della barriera vescicale.
 

Terapia

  Non esiste una cura definitiva per la CIF, ma la gestione mira a ridurre i sintomi e prevenire le recidive.

1. Controllo del dolore e dell’infiammazione

  •  FANS (se non controindicati) o analgesici specifici come la buprenorfina
  •  Spasmolitici come il prazosina nei casi di ostruzione uretrale funzionale.
 

2. Gestione dello stress

  •  Arricchimento ambientale con giochi interattivi, mensole, nascondigli e feromoni sintetici
  •  Mantenere una routine stabile ed evitare cambiamenti improvvisi.
  •  Diete arricchite con triptofano o caseina idrolizzata, utili per ridurre l’ansia.

3. Modifica della dieta

  •  Alimentazione umida o aggiunta di acqua alla dieta per aumentare la diluizione urinaria.
  •  Diete specifiche per gatti con FLUTD, formulate per ridurre l’infiammazione e migliorare la salute della mucosa vescicale.

4. Aumento dell’idratazione

  •  Fontanelle d’acqua per stimolare il gatto a bere.
  •  Posizionare più ciotole d’acqua in casa, lontane dalla lettiera e dal cibo.
 

Prevenzione e Consigli per i Proprietari

 
  •  Monitorare la minzione del gatto e intervenire tempestivamente in caso di cambiamenti.
  •  Garantire una lettiera pulita e accessibile, con substrato e posizione graditi al gatto.
  •  Evitare lo stress ambientale, mantenendo una routine stabile e fornendo arricchimenti adeguati.
  •  Favorire una dieta bilanciata, preferibilmente con cibo umido o formulato per il benessere urinario.
  •  Consultare il veterinario ai primi segni di difficoltà urinaria per escludere condizioni gravi come l’ostruzione uretrale.
   

Conclusioni

La cistite idiopatica felina è una patologia comune, spesso cronica e recidivante, con una forte correlazione con lo stress. La gestione si basa su un approccio multimodale, che comprende modifiche ambientali, gestione dello stress, dieta adeguata e terapie sintomatiche. Una diagnosi precoce e una gestione adeguata possono migliorare significativamente la qualità di vita del gatto e ridurre la frequenza delle recidive.

Il bassotto

Calcoli urinari e renali nel cane e nel gatto

I calcoli urinari e renali, detti anche uroliti o nefroliti, rappresentano una delle patologie più frequenti delle basse vie urinarie e del rene nel cane e nel gatto. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta e come affrontarli.

Cosa sono i calcoli urinari e renali?

Gli uroliti sono concrezioni solide composte da cristalli minerali aggregati, che si formano nel tratto urinario (vescica, uretra, ureteri) e talvolta nel rene (nefroliti). Le tipologie più frequenti sono:
  •  Struvite (fosfato ammonio magnesiaco)
  •  Ossalato di calcio
  •  Urato di ammonio
  •  Cistina
  •  Silicati (rari)
 

Perché si formano?

  La formazione di calcoli (urolitiasi) è multifattoriale e può dipendere da:
  •  pH urinario alterato: urine troppo acide o troppo alcaline favoriscono la cristallizzazione di determinati minerali.
  •  Infezioni urinarie: la presenza di batteri (come lo Staphylococcus e il Proteus) può alterare il pH urinario e predisporre alla struvite.
  •  Dieta squilibrata: alimenti ricchi di minerali o che alterano l’acidità urinaria.
  •  Predisposizione genetica: alcune razze (ad esempio Dalmata, Yorkshire Terrier, Schnauzer, Bulldog nel cane e Persiano o British nel gatto) sono maggiormente predisposte.
  •  Ridotto apporto idrico: scarso consumo d’acqua che concentra le urine.
 

Sintomi clinici

  I segni clinici variano a seconda della localizzazione e della gravità, e comprendono:
  •  Ematuria (presenza di sangue nelle urine)
  •  Disuria (difficoltà e dolore durante la minzione)
  •  Pollachiuria (aumentata frequenza delle minzioni)
  •  Stranguria (emissione dolorosa e difficoltosa di urine)
  •  Letargia, vomito e inappetenza nei casi più gravi
  •  Nei casi più gravi, ostruzione urinaria completa (emergenza clinica!)
 

Come si effettua la diagnosi?

  La diagnosi dei calcoli urinari e renali si basa su:
  •  Esame delle urine completo: per valutare pH, presenza di cristalli, batteri o sangue.
  •  Radiografia addominale: evidenzia la presenza di calcoli radio-opachi (ossalato di calcio, struvite).
  •  Ecografia addominale: permette di individuare anche calcoli radiotrasparenti (urato e cistina) e valutare la salute renale e vescicale.
  •  Analisi chimica dei calcoli: dopo la loro rimozione o spontanea espulsione, per identificare il tipo esatto di minerale.
 

Terapie

  Il trattamento degli uroliti varia a seconda della composizione chimica, delle dimensioni, della posizione dei calcoli e della gravità del quadro clinico. Le principali strategie terapeutiche comprendono:

Terapia dietetica e medica

  • Diete veterinarie specifiche: studiate per modificare il pH urinario, aumentare la diluizione urinaria e sciogliere determinati tipi di calcoli, come quelli di struvite.
  •  Aumento della diuresi: favorire l’assunzione di liquidi per diluire l’urina e ridurre la concentrazione dei minerali che portano alla cristallizzazione.
  •  Farmaci acidificanti o alcalinizzanti: prescritti dal veterinario secondo la composizione chimica del calcolo identificato. Antibiotici: necessari nei casi di calcoli associati a infezioni batteriche delle vie urinarie (es. infezioni da Staphylococcus spp. o Proteus spp.).
  •  Antidolorifici e antispastici: per alleviare dolore e infiammazione nei casi acuti.
 

Terapia chirurgica

  Quando la gestione medica non è sufficiente o nel caso di calcoli di grandi dimensioni che causano ostruzione, si procede con:
  •  Cistotomia: intervento chirurgico in anestesia generale che prevede l’apertura della vescica per l’asportazione diretta dei calcoli.
  •  Uretrostomia: creazione chirurgica di un’apertura permanente dell’uretra, solitamente nei maschi con recidive di ostruzioni.
  •  Nefrotomia o nefrectomia: in casi eccezionali, interventi sui reni per rimuovere nefroliti gravi.
 

Tecniche mini-invasive

  •  Litotrissia: frammentazione dei calcoli mediante onde d’urto o tecniche endoscopiche (ove disponibile). Utilizzata raramente in veterinaria, prevalentemente per calcoli renali o ureterali.
 

Monitoraggio e follow-up

Qualunque terapia venga adottata, è fondamentale effettuare controlli periodici con ecografia, analisi delle urine ed esami radiografici, per valutare l’efficacia del trattamento e prevenire eventuali recidive.  

Prevenzione

La prevenzione rimane la migliore arma per affrontare la formazione degli uroliti. Ecco alcune strategie efficaci:
  •  Mantenere l’animale ben idratato: favorire un maggiore consumo di acqua offrendo acqua fresca, aumentando il numero delle ciotole o utilizzando fontanelle per gatti.
  •  Alimentazione specifica: utilizzare diete veterinarie formulate per controllare pH e concentrazione minerale urinaria, soprattutto nei soggetti predisposti.
  •  Controlli regolari: analisi periodica delle urine e visite veterinarie di routine per individuare tempestivamente cristalli o alterazioni urinarie iniziali.
 

Consigli finali per i proprietari

  •  Evitate di somministrare alimenti non idonei o avanzi di cucina che possono alterare il pH urinario o aumentare il rischio di cristallizzazione.
  •  Monitorate le abitudini urinarie dei vostri animali e intervenite tempestivamente in caso di segni anomali.
  •  Seguite scrupolosamente le raccomandazioni terapeutiche e dietetiche fornite dal veterinario, specialmente in animali predisposti o già trattati per urolitiasi.
Una gestione attenta e consapevole della salute urinaria è fondamentale per prevenire questa problematica che, se trascurata, può compromettere seriamente la qualità della vita dei vostri amici a quattro zampe. Non dimenticate che ogni dubbio o sintomo deve essere discusso prontamente con il vostro veterinario di fiducia.

La Sindrome di Cushing nel Cane, terapie e consigli

La sindrome di Cushing, o iperadrenocorticismo, è una patologia endocrina comune nei cani, causata da un’eccessiva produzione di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali. Il cortisolo è un ormone fondamentale per la regolazione del metabolismo, della risposta allo stress e della funzione immunitaria, ma un suo eccesso può provocare gravi alterazioni nell’organismo.  

1. Cos’è la Sindrome di Cushing?

  La sindrome di Cushing si verifica quando il corpo del cane produce troppo cortisolo per un periodo prolungato. Esistono tre principali forme di questa patologia:
  •  Iperadrenocorticismo ipofisario-dipendente (PDH): è la forma più comune (85% dei casi) ed è causata da un adenoma dell’ipofisi che stimola eccessivamente le ghiandole surrenali.
  •  Iperadrenocorticismo surrenalico-dipendente (ADH): dovuto a un tumore (benigno o maligno) di una delle ghiandole surrenali che autonomamente produce cortisolo in eccesso.
  •  Sindrome di Cushing iatrogena: causata dalla somministrazione prolungata di glucocorticoidi (es. prednisone) per il trattamento di altre patologie.
 

2. Sintomi della Sindrome di Cushing

  Il quadro clinico è caratterizzato da segni cronici e progressivi, spesso attribuiti all’invecchiamento:
  •  Poliuria e polidipsia (PU/PD): aumento della produzione di urina e del consumo di acqua.
  •  Polifagia: aumento dell’appetito, spesso accompagnato da obesità addominale.
  •  Addome pendulo: dovuto alla ridistribuzione del grasso e all’atrofia muscolare.
  •  Alopecia bilaterale simmetrica: soprattutto su tronco, addome e arti, con pelle sottile e iperpigmentata.
  •  Letargia e debolezza muscolare: perdita di massa muscolare, ridotta tolleranza all’esercizio.
  •  Infezioni cutanee ricorrenti: piodermiti, dermatiti fungine e difficoltà nella guarigione delle ferite.
  •  Calcinosi cutanea: presenza di placche mineralizzate nella pelle.
 

3. Diagnosi della Sindrome di Cushing

  La diagnosi si basa su una combinazione di esami clinici, test ormonali e diagnostica per immagini:

Esami del sangue e delle urine:

  •  Emocromo e biochimico: possono evidenziare neutrofilia, linfopenia, aumento degli enzimi epatici (ALP, ALT) e iperglicemia.
  •  Analisi delle urine: spesso si riscontra una bassa densità urinaria e la presenza di infezioni urinarie subcliniche.
 

Test endocrini specifici:

  •  Test di soppressione con desametasone a basse dosi (LDDST): è il test più sensibile per confermare la malattia.
  •  Test di stimolazione con ACTH: misura la risposta della ghiandola surrenale alla stimolazione da ACTH esogeno.
  •  Rapporto cortisolo/creatinina urinario: utile per escludere la malattia ma non per confermarla.
 

Diagnostica per immagini:

  •  Ecografia addominale: permette di valutare la morfologia delle ghiandole surrenali e identificare eventuali tumori.
  •  Risonanza magnetica o TC cerebrale: indicata nei casi sospetti di adenoma ipofisario.
 

4. Terapia della Sindrome di Cushing

 

Terapia farmacologica

  •  Trilostano: inibitore reversibile della sintesi di cortisolo, è il trattamento di prima scelta. Deve essere monitorato attentamente con test ACTH per evitare ipoadrenocorticismo iatrogeno.
  •  Mitotano: distrugge selettivamente il tessuto surrenalico, usato nei casi resistenti o in tumori surrenalici.

Chirurgia

  •  Adrenalectomia: indicata nei casi di tumore surrenalico localizzato, può essere risolutiva se il tumore è benigno.
  •  Ipofisectomia: trattamento più invasivo riservato ai tumori ipofisari.

Radioterapia

Nei casi di adenoma ipofisario non operabile, la radioterapia può ridurre la crescita tumorale.  

5. Consigli per i Proprietari

  • Monitoraggio costante: controlli regolari dal veterinario per verificare l’efficacia della terapia e aggiustare il dosaggio dei farmaci.
  •  Alimentazione equilibrata: una dieta bilanciata aiuta a gestire il peso e supporta il metabolismo.
  •  Attenzione ai segni di ipoadrenocorticismo: letargia, vomito o collasso possono indicare un sovradosaggio del farmaco.
  •  Prevenzione delle infezioni: la pelle fragile e l’immunosoppressione aumentano il rischio di infezioni cutanee e urinarie.
 

Conclusione

  La sindrome di Cushing è una malattia cronica che richiede una gestione a lungo termine. Con una diagnosi tempestiva e una terapia adeguata, molti cani possono condurre una vita di buona qualità. Il ruolo del veterinario è fondamentale per adattare il trattamento a ogni paziente e supportare i proprietari nella gestione della patologia.

Il diabete nel cane e nel gatto: impariamo a conoscerlo e a gestirlo

Il diabete mellito è una patologia endocrina comune nel cane e nel gatto, caratterizzata da iperglicemia persistente dovuta a un deficit di insulina o a una resistenza alla sua azione. La gestione efficace della malattia richiede una diagnosi precoce, una terapia mirata e una stretta collaborazione tra veterinario e proprietario.  

1. Cause predisponenti e fattori di rischio

  Le cause del diabete mellito possono essere genetiche, ambientali e metaboliche, con alcune differenze tra cane e gatto.  

Cause predisponenti nel cane

 
  •  Predisposizione genetica: alcune razze sono più soggette, tra cui Schnauzer nano, Barboncino, Beagle, Labrador Retriever e Samoiedo.
  •  Malattie endocrine concomitanti: sindrome di Cushing (iperadrenocorticismo) e ipotiroidismo.
  •  Pancreatite cronica: può distruggere progressivamente le cellule beta pancreatiche, causando un deficit di insulina.
  •  Obesità: meno influente rispetto al gatto, ma può peggiorare la sensibilità all’insulina.
  •  Uso prolungato di farmaci diabetogeni: come glucocorticoidi e progestinici, che riducono la sensibilità insulinica.
 

Cause predisponenti nel gatto

 
  • Obesità: fattore di rischio principale per il diabete di tipo 2, poiché induce insulino-resistenza.
  •  Dieta ricca di carboidrati: un’alimentazione a base di cibi industriali ricchi di cereali può predisporre al diabete.
  •  Sedentarietà: aumenta la resistenza insulinica.
  •  Malattie concomitanti: ipertiroidismo, acromegalia (adenoma ipofisario), pancreatite cronica.
  •  Farmaci diabetogeni: i corticosteroidi (es. prednisolone) e i progestinici possono indurre iperglicemia persistente
 

2. Sintomi clinici

  I sintomi principali del diabete nel cane e nel gatto sono:
  •  Poliuria e polidipsia (PU/PD)
  •  Polifagia con perdita di peso
  •  Letargia e debolezza muscolare
  •  Pelo opaco e ridotta qualità del mantello
  •  Neuropatia diabetica nel gatto (andatura plantigrada)
  •  Cataratta diabetica nel cane
 

3. Diagnosi

  La diagnosi si basa su:
  •  Esame clinico e anamnesi
  •  Misurazione della glicemia (>200 mg/dL nel cane, >250 mg/dL nel gatto)
  •  Glucosuria e chetonuria
  •  Fruttosamina sierica (per valutare l’andamento glicemico nel tempo)
  •  Esami ematochimici completi
 

4. Terapia e gestione

 

Terapia insulinica tradizionale

  •  Cane: insulina NPH, Lente, Detemir, somministrata 2 volte al giorno
  •  Gatto: insulina Glargine o PZI, che permette un miglior controllo glicemico.
 

Nuove terapie e approcci innovativi

  Negli ultimi anni, la ricerca ha introdotto nuove strategie per il trattamento del diabete nel cane e nel gatto:  

1. Insuline a lunga durata d’azione migliorate

  •  Degludec e Glargine U300: insuline ultralente con meno oscillazioni glicemiche.
  •  Insuline biosimilari: nuove formulazioni più economiche e con profili di rilascio più stabili.
 

2. Inibitori della SGLT2 (Gliflozine) nel gatto

  •  Nuova classe di farmaci che riduce la glicemia aumentando l’escrezione di glucosio nelle urine.
  •  Ertugliflozin e Empagliflozin hanno dimostrato efficacia nei gatti con diabete di tipo 2.
  •  Possibili effetti collaterali: poliuria, disidratazione e aumento del rischio di chetoacidosi.
 

3. Trattamenti nutrizionali avanzati

 
  •  Diete arricchite con proteine bioattive e acidi grassi Omega-3 per migliorare la sensibilità insulinica.
  •  Dieta chetogenica nei gatti diabetici: studi recenti suggeriscono che una dieta ad alto contenuto di grassi e proteine potrebbe indurre remissione.

4. Monitoraggio digitale e microchip glicemici

  •  Sensori glicemici (Freestyle Libre) usati nei gatti per un monitoraggio continuo senza necessità di prelievi frequenti.
  •  Sistemi di intelligenza artificiale per l’ottimizzazione della terapia insulinica.

Gestione dietetica e peso

  •  Cane: dieta ricca di fibre e a basso indice glicemico.
  •  Gatto: dieta proteica con basso contenuto di carboidrati per ridurre la resistenza insulinica.
 

Monitoraggio

  •  Curva glicemica regolare
  •  Fruttosamina ogni 2-3 settimane
  •  Esami delle urine per chetoni e infezioni
 

5. Consigli per i proprietari

  •  Somministrare l’insulina sempre alla stessa ora
  •  Evitare snack ricchi di carboidrati
  •  Monitorare segni di ipoglicemia
  •  Consultare il veterinario in caso di vomito o letargia grave
 

6. Prognosi e aspettativa di vita

  Con una gestione adeguata, molti cani e gatti diabetici possono vivere per anni in buona salute. Nei gatti, una gestione precoce può portare alla remissione del diabete, evitando la necessità di insulina a lungo termine.